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Nel corso del tempo, l’andamento dell’economia di un Paese può variare moltissimo e alternare fasi positive di crescita a quelle negative di crisi. E tali andamenti si riflettono poi anche sul trend dell’occupazione dei lavoratori. Nelle fasi economiche positive, si evidenzia un incremento degli occupati, mentre durante i periodi negativi, l’occupazione tende a diminuire. In quest’ultimo caso, fortunatamente, esistono delle forme di sostegno economico (sia pur temporaneo) fornite dallo Stato per quelle persone che rientrano in alcune categorie di soggetti o di lavoratori.

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Importante, da questo punto di vista, è anche la distinzione tra disoccupato ed inoccupato. Due figure nettamente distinte e diverse del mondo del lavoro e che, come vedremo meglio in seguito, evidenziano aspetti completamente differenti. In sintesi, l’uno non ha mai lavorato (con nessun tipo di modalità o contratto), mentre l’altro ha svolto attività (di breve o lunga durata) ma è stato soggetto a licenziamento successivamente. Tale distinzione risulta fondamentale spesso per poter accedere alle forme di sostegno o aiuto economico a cui abbiamo accennato prima.

Queste ultime si sono sviluppate ed ampliate nel corso del tempo (in particolare nel secondo dopo guerra), soprattutto per far fronte alla considerevole mole di soggetti che si sono trovati improvvisamente senza un lavoro (magari a causa di un peggioramento del quadro economico nazionale, settoriale o aziendale) e quindi in stato di necessità per sé e la propria famiglia.

In tempi recenti, accanto a interventi o azioni di natura passiva (come l’elargizione diretta di denaro ai singoli soggetti), si è cercato di sviluppare anche interventi di natura attiva, sotto forma di creazione ed avvio di corsi di aggiornamento professionale o di ampliamento delle conoscenze lavorative o, ancora, di acquisizione di ulteriori abilità o capacità (fondamentali nel moderno mercato del lavoro), come ad esempio lingue straniere o informatica almeno di base. Tutto questo, oltre la diffusione di centri pubblici per l’impiego e agenzie per il lavoro private.

Comunque, vediamo adesso in cosa consiste la differenza a cui abbiamo accennato prima tra inoccupato e disoccupato e in quali casi è possibile richiedere delle misure di sostegno economico.

Se ti trovi nella condizione di "inoccupato", senza stipendio, il nostro consiglio è di dichiarare la tua immediata disponibilità a lavorare. Per farlo, puoi presentare una Dichiarazione di Immediata Disponibilità al Lavoro (DID) presso il Centro per l'Impiego competente nel tuo territorio, oppure compilare e consegnare un modello di Autocertificazione di disoccupazione.

Registrandoti presso il Centro per l'Impiego e dichiarando la tua disponibilità al lavoro, potrai accedere a servizi di supporto nella ricerca di occupazione e, se ne hai diritto, a eventuali indennità di disoccupazione. Questo può aiutarti a trovare nuove opportunità lavorative e a ricevere supporto durante il periodo di disoccupazione.

Se vuoi trovare lavoro, ti consigliamo di ottenere informazioni riguardo ai molteplici uffici per l'impiego, incluso il centro per l'impiego della capitale (o l'ufficio del lavoro a Roma) e il centro del lavoro di Como.

Un inoccupato senza stipendio si riferisce a una persona che non ha mai svolto un'attività lavorativa, né come dipendente né in forma autonoma, o a cui non viene riconosciuto il lavoro in nero (lavoro non dichiarato). Questa situazione può rendere più difficile l'accesso a determinati benefici o sostegni economici, poiché solitamente questi vengono erogati a chi ha precedentemente lavorato e ha perso il lavoro. Tuttavia, è importante cercare supporto presso i servizi locali e informarsi su eventuali programmi di aiuto disponibili per inoccupati nella propria situazione.

Niente impiego: qual è la differenza tra inoccupato e disoccupato?

Diversamente dall'inoccupato, il disoccupato è colui che:

  • ha uno stipendio con reddito inferiore a 8000
  • ha un reddito in entrata al di sotto dei 4800
  • ha lavorato solo per 8 mesi con entrate

L'Aspi: come regolare le entrate

Immagine per Inoccupato

Dal 2013, l'Italia ha introdotto un sostegno per gli inoccupati chiamato Aspi (Assicurazione Sociale per l'Impiego). L'importo massimo dell'indennità Aspi è pari a 1.119€ lordi (circa 1.050€ netti). Tuttavia, è importante notare che dopo sei mesi dalla concessione dell'indennità, l'importo si riduce del 15%.

Questo sistema di sostegno offre un aiuto finanziario temporaneo a coloro che hanno perso il lavoro, ma è fondamentale affrontare le cause della disoccupazione attraverso politiche di crescita economica, investimenti in istruzione e formazione professionale, e promozione dell'occupazione sostenibile.

Chi può fare richiesta dell'ASPI

  • Tutti i dipendenti del settore privato – apprendisti compresi
  • Dipendenti pubblici con contratti a tempo determinato
  • Soci lavoratori subordinati di cooperative
  • Lavoratori dello settore dello spettacolo con contratto

I requisiti per chiedere l'Assicurazione sono: l'aver guadagnato due anni di anzianità e almeno un anno di contributi e presentare domanda entro 60 giorni dal licenziamento. La domanda dev'essere presentata o all'Inps oppure ad un Patronato.

È prevista anche una forma ridotta di Aspi per coloro che non raggiungono l'anno di contributi, ma superano le 13 settimane.

Infine, possono richiedere l'assicurazione anche coloro che, licenziati, hanno avviato con successo la procedura di conciliazione.

Altre caratteristiche del sostegno per un inoccupato

inoccupato

Innanzitutto, occorre chiarire nuovamente che l'Aspi si attiva per l'inoccupato licenziato dal 2013 e, quindi, non a coloro che hanno perso il lavoro sino al 2012.

Sino al 2014, quindi, l'Aspi dura 8 mesi per gli under 50, per i quali invece l'assistenza dura 12 mesi. Chi perderà il lavoro nel 2014 e sarà over 55, godrà dell'assegno per 14 mesi. L'anno seguente, per gli under 50 la durata sarà pari a 10 mesi, per la fascia 50-54 pari a 12 mesi, per gli over 54 16 mesi.

Nel caso tu stia cercando indicazioni per la tua futura carriera professionale, ti incoraggiamo a considerare tutte le alternative. A tal fine, offriamo articoli informativi riguardanti il conseguimento della licenza per tabacchi e il funzionamento del sito "Bacheca Lavoro a Trento".

Come si perde l'Aspi: rifiuta l'offerta di lavoro o vai in pensione

Il sussidio lo perde chi trova un'occupazione di durata superiore ai sei mesi, chi raggiunge la pensione, chi guadagna un assegno di invalidità (in questo caso, può scegliere quale sussidio percepire).

Chi intraprende un'attività indipendente non perde tale forma di assistenza, a patto che non superi il guadagno di 4800€ annui. In ogni caso, vedrà l'assegno diminuire dell'80% del reddito presunto che il lavoratore ricaverà dall'attività.
Perde l'Aspi anche chi rifiuta un'offerta di lavoro congruo.

Cause dell'aumento di disoccupati in italia. In calo gli occupati

In Italia la ricerca di un lavoro, che soddisfi le esigenze del singolo e che sia conforme alle sue competenze, è davvero difficile. Mantenere inoltre lo stesso posto di lavoro risulta davvero complicato. Per non parlare poi dei tanti lavoratori che offrono le loro prestazioni senza contratto e in nero.

Si definisce disoccupazione in Italia, la condizione in cui si trovi un soggetto in età di lavoro che non sia una forza attiva nel mondo del lavoro, le possibili situazioni sono quelle di:

  • una persona che cerchi attivamente un impiego ma non riesca a trovarlo,
  • una persona che ha perso il lavoro che svolgeva (disoccupato in senso stretto),
  • un soggetto in cerca della prima occupazione.

Ovviamente lo stato di disoccupazione si contrappone a quello di occupazione.

Tra le cause principali che portano alla disoccupazione vi sono:

  • i lunghi tempi del processo di ricerca di lavoro,
  • e la rigidità salariale.

In termini di macroeconomia, il tasso di disoccupazione è il rapporto tra il numero di persone disoccupate e la forza lavoro totale. Questo indicatore è fondamentale per comprendere la salute del mercato del lavoro e l'economia di un paese. In Italia, il tasso di disoccupazione è stato un problema persistente, soprattutto tra i giovani e gli inoccupati.

Coloro che sono iscritti all'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) hanno diritto all'indennità di disoccupazione, e molti ricevono un sostegno finanziario attraverso la cassa integrazione. Tuttavia, vivere da disoccupati può essere frustrante sia dal punto di vista economico che personale, poiché può influire negativamente sull'autostima e sul benessere psicologico.

Un'opzione professionale che può offrire opportunità di carriera e stabilità è rappresentata dalle Forze Armate. entrare nell'esercito, nella marina o nell'aeronautica militare richiede una formazione specifica e la partecipazione a concorsi pubblici. Le Forze Armate offrono una vasta gamma di ruoli e specializzazioni, e possono rappresentare un'alternativa per coloro che cercano una carriera stabile e significativa.

Tuttavia, è importante sottolineare che l'ingresso nelle Forze Armate non è l'unica soluzione al problema della disoccupazione. È necessario che il governo e il settore privato collaborino per creare opportunità di lavoro, investire nell'istruzione e nella formazione professionale, e promuovere politiche che favoriscano la crescita economica e l'occupazione sostenibile.

Se stai cercando modi per aumentare le tue entrate, ci sono diverse possibilità che puoi considerare. Una di queste è il dropshipping, che ti permette di vendere prodotti tramite piattaforme come il sito Oberlo. Inoltre, potresti valutare l'opportunità di dedicare parte del tuo tempo al lavoro nel fine settimana per incrementare il tuo reddito. Non dimenticare di esplorare le opportunità di lavoro disponibili nel Friuli Venezia Giulia e di prendere in considerazione il programma di reclutamento di Poste Italiane.

La situazione dei disoccupati in Italia nel recente passato: 2015-2016

Le statistiche Istat sull'attuale situazione dei disoccupati italiani sono davvero allarmanti e non consentono di certo agli Italiani e soprattutto ai giovani che ancora devono entrare nel mondo del lavoro di stare tranquilli e di dormire sonno sereni.

Sulla base di dati annuali, l'aumento della disoccupazione in Italia è del 10,9%, con 2,423 milioni di persone senza lavoro. Di questi, 1,243 milioni sono uomini e un milione sono donne. Questa percentuale di disoccupazione è la più alta registrata dal gennaio 2004. Se si considerano le statistiche trimestrali, è importante tenere presente i dati del terzo trimestre del 2001.

Tuttavia, vorrei sottolineare che questi dati potrebbero non riflettere la situazione attuale, poiché la mia conoscenza si ferma a settembre 2021 e le condizioni economiche potrebbero essere cambiate da allora. Per avere un quadro aggiornato della situazione della disoccupazione in Italia, si consiglia di consultare fonti ufficiali come l'Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) o l'Eurostat.

 Se a dicembre scorso il numero di occupati ammontava a 22 milioni 903mila (13,510 di milioni gli uomini, 9,393 milioni le donne), ora la diminuzione di tale valore si fa sempre più critica ed evidente. 

Il tasso di disoccupazione giovanile è poi davvero allarmante; la percentuale è del 31 % con una diminuzione dello 0.2 % rispetto a novembre scorso e a una crescita consistente però del 3 % su base annua.

I punti di percentuale di disoccupazione in Italia infine legate a uomini e donne, da tenere particolarmente d'occhio anche in base alle statistiche dei mesi e degli anni precedenti, sono le seguenti:

  • Uomini: occupati al 67,1%, disoccupati all'8,4% e inattivi al 26,7%;
  • Donne: occupate al 46,8%, disoccupate al 9,6% e inattive al 48,2%.

Facciamo chiarezza sui dati del 2016 e sulla domanda di disoccupazione

I dati non sono neutrali. Detto questo capiamo perché.
Tutte le fonti che snocciolano dati in questo senso lo fanno certamente a fin di bene ma chiaramente partono da alcuni punti di vista dissimili. Se infatti sommiamo Istat, Inps, Ministero del Lavoro, Banca d’Italia e Ocse, abbiamo spesso dei dati che difficilmente riescono ad essere messi in parallelo.

La Banca d’Italia ultimamente ci ha fatto sapere di essere tornati al numero di occupati pre-crisi mentre l’Inps ha fotografato una situazione totalmente diversa: con un 2016 caratterizzato dalla caduta libera dei contratti di lavoro.

Differenze di valutazione

Le differenze stanno nel fatto che la Banca d’Italia tiene presente nelle sue valutazioni anche tutti quei lavoratori che lavorano in Italia ma che non vi risiedono mentre l’Inps certifica tutti i nuovi contratti che vengono firmati ogni giorno. Da questo punto di vista possiamo dire che nei primi 8 mesi del 2016 il numero di nuovi contratti stipulati è calato dell’8,5% soprattutto in relazione al crollo dei contratti a tempo indeterminato che sono diminuiti del 32,9%.

Riduzione degli incentivi

Il drastico calo dei contratti a Tempo Indeterminato è certamente dato dalla riduzione degli incentivi che si è registrato da inizio 2016. Nonostante il numero di lavoratori sia molto simile a quello del 2008 bisogna sottolineare tuttavia che nel tempo il nostro paese ha visto un netto aumento della popolazione (l’Italia attualmente risulta l’ultimo paese in Europa per tasso di attività). In parallelo un altro aumento, certificato dall’Inps, è quello relativo al numero di licenziamenti per giusta causa (negli ultimi dodici mesi sono cresciuti del 31%); dato prevedibile in relazione alle novità introdotte sull’articolo 18 dal Job Act.

Indennità per chi non ha occupazione: rapporto di lavoro

L'indennità di disoccupazione corrisponde ad un'indennità economica, pari al 60% dell’ultima retribuzione percepita a cui il disoccupato (assicurato) ha diritto per un periodo di 8 mesi; 12 mesi se l'ex lavoratore ha più di 50 anni di età.

Il sito TuttoInps per le info sull'indennità ai disoccupati italiani nel periodo di riferimento specifico

Sul sito TuttoINPS è possibile trovare tutte le informazioni relative all'indennità a favore dei disoccupati in Italia: requisiti, modalità di presentazione della domanda, decorrenza della domanda, cessazione e ricorso.

La cassa integrazione: che tipo di documento/servizio è?

La cassa integrazione è una prestazione economica che la legge italiana prevede per tutti i lavoratori sospesi dal lavoro o per i dipendenti che svolgono un orario di lavoro ridotto. E' anche conosciuta con l’acronimo CIG e corrisponde ad un importo erogato dall’INPS. Questo istituto ha il compito di sostenere le imprese che si trovano in una temporanea difficoltà facendo in modo che non debbano sostenere i costi di manodopera non utilizzata nel momento di crisi.

Un sussidio breve e puntuale sulla cassa integrazione Guadagni ordinaria

Si attiva nei casi in cui si verifichino degli eventi temporanei non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori, al fine di sostenere l’impresa in difficoltà facendo in modo che non debba sobbarcarsi i costi di manodopera non utilizzata nel momento di crisi.

Le aziende richiedenti devono appartenere a questi settori:

  • Imprese del settore industriale, edile, agricolo
  • Imprese produttrici di impianti telefonici ed elettronici
  • Imprese addette al noleggio e alla distribuzione di film, sviluppo e stampa di pellicole

La durata massima è di 52 settimane nel biennio mobile (ovvero in un arco di tempo pari a 103 settimane consecutive). Ogni domanda non può tuttavia superare le 13 settimane, anche se sono possibile proroghe.
Può essere richiesta solo in presenza di eventi particolari, oggettivamente non evitabili, che causano il fermo dell'azienda per un tempo ragionevolmente limitato nel tempo: dopo la cassa integrazione, infatti, i dipendenti devono essere riammessi al lavoro.

Possono richiedere la Cigo le aziende che hanno subito

  • Disastri naturali
  • Contrazione del mercato
  • Mancanza di materie prime
  • Sciopero di un reparto della stessa azienda o di altra azienda collegata

Quanto guadagna un lavoratore in Cigo

Il trattamento è corrisposto dall’INPS ed equivale all’80% della retribuzione globale di fatto. Esistono però dei massimali. Ad esempio per il 2009 – e la normativa è ancora vigente – il massimale mensile era pari a € 886,31 che si alzava a € 1.065,26 qualora la retribuzione mensile fosse superiore a € 1.917,48.
Vi sono poi altri parametri da prendere in considerazione nel calcolo del trattamento.

Alla retribuzione mensile si deve, infatti, sottrarre una ritenuta previdenziale del 5,84% http://www.arealavoro.org/contributi-inps.htm. Ma, ragionando dalla parte del lavoratore, è possibile integrare lo stipendio mensile con varie indennità e/o maggiorazioni per turno.

Fronteggiare un'emergenza

La Cigs si differenzia dalla precedente a causa delle ragioni che inducono le aziende a richiederla: si tratta, infatti, di un intervento d'emergenza, ovvero di una delle seguenti situazioni (per ognuna delle quali, la durata della cassa integrazione è differente):

  • ristrutturazione, riorganizzazione aziendale; durata massima 2 anni più due proroghe di 1 anno
  • crisi aziendale che interessa il settore o il territorio; durata 1 anno consecutivo, prorogabile di 1 ulteriore anno.
  • fallimento, liquidazione coatta, etc.; durata massimo 1 anno, prorogabile di 6 mesi.

I beneficiari della cassa integrazione guadagni straordinaria sono: le imprese che abbiano avuto più di 15 lavoratori nel semestre precedente la richiesta. La legge prevede che un notevole numero di imprese possono, purché siano in possesso dei requisiti, avvalersi della cassa integrazione guadagni straordinaria.

Per quanto concerne i lavoratori, sia operai, impiegati (anche a tempo determinato con co.co.pro.) e quadri (intermedi) possono beneficiare di questo trattamento. La cassa può estendersi in casi eccezionali previa l’autorizzazione del Ministero del Lavoro. Il tetto massimo di durata è fissato in 3 anni nell'arco di 5 anni.

Fare richiesta

In ambedue i casi, la procedura prevedere diversi step. Occorre innanzitutto avviare una consultazione sindacale che non può protrarsi oltre 25 giorni (10 nel caso di aziende con massimo 50 dipendenti) dal suo inizio. Successivamente, si dà inizio ad una fase amministrativa, ovvero la presentazione della domanda da parte dell'impresa all'Inps. Una risposta dell'ente è tutto ciò che serve per dare il via all'istituto ordinario.

Per la cassa integrazione straordinaria, si apre invece una seconda fase consultiva sindacale e un'altra fase amministrativa, il cui interlocutore è, questa volta, lo stesso Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociale che, con decreto legge, può dare il via al sussidio. È tuttavia necessario che l'azienda presenti un programma di ripresa economica sufficientemente valido.

Dati Inps: cassa integrati in aumento

Secondo i dati Inps, ad Ottobre il numero di richieste sono aumentate del 19,3% rispetto Settembre e del 20,6% rispetto Ottobre dello scorso anno. Secondo il trend attuale, sarà possibile raggiungere il miliardo di ore di cassa concesse entro la fine dell'anno.
In controtendenza, invece, la disoccupazione che sembra diminuire sebbene con valore ad una sola cifra.

Lavoratori inattivi, i dati in Italia

Con la recente riforma del lavoro promossa dal Governo Monti, l’esecutivo spera di accendere le speranze anche a quella parte di lavoratori inattivi che dagli ultimi dati sono aumentati rispetto al passato. I lavoratori inattivi sono coloro che vorrebbero un posto di lavoro ma non lo cercano, perché convinti di non trovarlo.

I lavoratori inattivi sono circa tre milioni e si aggiungono alla quota dei disoccupati (circa due milioni, ossia l’8.4% della forza totale nel 2011) creando quindi un buco di circa cinque milioni di persone senza lavoro. I lavoratori inattivi si aggiungono alla quota dei disoccupati creando un buco di notevoli proporzioni, considerando il fatto che negli ultimi mesi i lavoratori disoccupati hanno raggiunto la quota spaventosa del 12%, addirittura raddoppiata rispetto a sette anni fa. Dai cinque milioni tra disoccupati e inattivi del 2011 si è arrivati un anno fa a toccare quota 6.4 milioni: una cifra allarmante e allo stesso indicativa di quanto il lavoro sia diventato una piaga in questo Paese. Un dato leggermente positivo riguarda i lavoratori inattivi che nel giugno 2014 sono calati di circa 28mila unità.

I numeri non tradiscono mai e sono per natura freddi e cinici: per questo motivo spiegheremo la situazione dei lavoratori inattivi attraverso delle statistiche che fotograferanno la difficile situazione che si vive nel nostro Paese:

  • +4.8% di lavoratori inattivi nel 2011 in più rispetto all’anno precedente
  • rispetto alla forza lavoro, la quota dei lavoratori inattivi sono l’11.6%; sempre prendendo per riferimento la totalità della forza lavoro divisa per sesso, il 16.8% sono donne mentre il 7.9% uomini
  • +3% dei lavoratori inattivi nella fascia compresa tra 15 e 24 anni dal 2010 al 2011 (nel 2010 era il 30.9%, nel 2011 il 33.9%)
  • il 42,6% degli scoraggiati dichiara di non cercare lavoro perché sicuro di non trovarlo
  • l’incidenza degli scoraggiati è pari al 47% nelle Regioni meridionali
  • titolo di studio degli scoraggiati: per metà queste persone non hanno neanche la licenza media mentre un quinto sono laureati.

Se stai cercando lavoro o vuoi riprendere la tua ricerca dopo un periodo di inattività, clicca qui.

Lavoratori inattivi, il confronto con l’Europa

I dati allarmanti in Italia inducono ad una più seria riflessione se si paragonano questi numeri alla media europea: ne esce fuori un quadro che vede il Bel Paese in una situazione di profonda difficoltà. Ecco il confronto prendendo sempre come riferimento il 2011, anno di disgrazia della situazione economico-finanziaria dell’Italia:

  • in rapporto alla forza lavoro, la percentuale di lavoratori inattivi in Italia è di molto superiore alla media europea: 11.6% in Italia, 3.6% in Europa
  • il confronto con gli altri maggiori Paesi dell’Europa è allarmante: Francia (1,1%), Grecia (1,3%), Germania (1,4%) e Regno Unito (2,4%)
  • la forbice tra le donne inattive sul totale della forza lavoro rispetto agli uomini è minore in Europa rispetto che in Italia. In Europa la differenza è meno del 2% (4.5% a fronte del 2.8%) mentre in Italia questo divario è quasi del 9% (16.8% a fronte del 7.9%)
  • Sottoccupati part time: in Italia i sottoccupati part time rappresentano solo il 5% degli otto milioni totali dell’Unione Europea.

Nei conteggi dei dati su chi non ha un impiego stabile, la quota dei lavoratori inattivi va considerata a parte da quella dei disoccupati e un dato triste è rappresentato che nel 2013 i primi hanno superato in percentuale i secondi. Tra gli inattivi, ci sono gli scoraggiati, ossia coloro che non cercano un lavoro perché sono convinti di non trovarlo. Si parla di un esercito da più di un milione di persone: una quota paurosa, che fa capire quanta forza lavoro ci sia in realtà nel Bel Paese ma che non viene sfruttata per il sistema attuale che ha portato a una grossa depressione inducendo le persone a non cercare neanche più un’occupazione.

Tra i lavoratori inattivi, ci sono poi quelli definiti “choosy”, ossia quelli disposti a non accettare qualunque posto di lavoro pur di avere un’occupazione: queste persone, due anni fa, avevano superato quota centomila unità. Infine, c’è un ultimo indicatore del mercato lavorativo, rappresentato dai sottoccupati part time, che hanno superato abbondantemente il mezzo milione di persone. Questo dato purtroppo è in crescita ed è un’arma a doppio taglio per alcuni datori di lavori che sfruttando la disoccupazione crescente in Italia offrono stipendi minimi convinti che le persone accetteranno pur di avere un’occupazione. C’è tuttavia anche l’altra faccia della medaglia, rappresentata dalle tasse alte che non permettono ai datori di lavoro di poter assumere personale proprio per l’alto costo da dover assorbire a bilancio. Entrambi i fattori portano quindi all’inevitabile stagnazione che è oggi presente in Italia. La speranza è che le prossime riforme possano portare ossigeno e benefici a imprese e lavoratori.

Lo stato occupazionale in Italia: ecco le misure per farlo crescere

La legge di Bilancio 2023 prevede interventi diretti e misure volte a favorire l’occupazione, dal taglio del cuneo fiscale al congedo parentale e altre misure collaterali che vanno a influenzare lo stato occupazionale in Italia. Anche il ruolo dei centri per l’impiego, in genere, così come quelli particolarmente funzionali dei Centri impiego Milano in Lombardia o la Borsa Lavoro Bolzano per la provincia autonoma subiranno modifiche. Ma vediamo nel dettaglio le principali misure definite dalla Legge n. 197 del 29 dicembre 2022 (Legge di Bilancio) recante misure e il previsionale per l’anno finanziario 2023, nonché il bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025.

Le principali misure sull’occupazione della Legge di Bilancio

Sono numerose le misure introdotte per andare incontro ai lavoratori, le famiglie e le imprese che apporteranno modifiche nell’ambito dell’occupazione inclusa la Riforma del reddito di cittadinanza e la proroga della formula “Opzione Donna” per il pensionamento, nonché il taglio del cuneo fiscale al 3%. 

Requisiti per il Reddito di cittadinanza: eccoli elencati in modo chiaro

Il reddito di cittadinanza è uno strumento di sostegno economico a favore delle famiglie che hanno il reddito inferiore alla soglia di povertà. Queste famiglie, si vedranno integrare il reddito dovuto con una specifica somma che permetterà di arrivare fino alla cifra prestabilita che cambia a seconda del numero di componenti del proprio nucleo familiare. Vediamo dunque nel dettaglio come funziona il tutto e come vengono individuati i requisiti per il reddito di cittadinanza.

Si può dire che è simile al contributo, proposto per i pensionati, con il quale, questi, riusciranno a percepire più della pensione minima attuale grazie all’erogazione di un’integrazione che porterà l’assegno pensione all’importo previsto dalla misura: la pensione di cittadinanza. Già nel 18° secolo se ne parlava ipotizzando una rendita che fosse uguale per tutti e non soggetto a nessuna condizione. Nel nostro Paese, tale strumento, è stato riportato in auge dall’ascesa politica del M5s che lo ha presentato, appunto, nel proprio programma elettorale. In realtà, però date le caratteristiche, si può parlare più correttamente di reddito minimo garantito.

Di quali importi si parla? Ecco come richiederlo in base ai diversi requisiti

Dal contratto di Governo si evince che l’importo destinato al reddito di cittadinanza è pari a 780€ per una singola persona. Tale importo è ovviamente aumentato per un nucleo familiari con più componenti, in cui ci sono anche i figli. Di Maio ha confermato in campagna elettorale che il Movimento 5 stelle, darà infatti, 1.630 euro a famiglie in difficoltà che abbiano due figli a carico almeno, ma dove nessuno dei due genitori lavora.

Reddito familiare e pensione di cittadinanza: ecco la scala di equivalenza

Nel dettaglio, gli importi che previsti dal provvedimento del Movimento 5 Stelle sono i seguenti. Per un nucleo familiare composto da:

  • 2 componenti con un solo genitore 1.014 euro;
  • 2 avranno 1.170 euro;
  • 3 con un genitore solo 1.248 euro;
  • 3 componenti avranno 1.404 euro;
  • 4 di cui un genitore solo 1.482 euro;
  • 4 componenti avranno 1.630 euro;
  • 5 di cui un genitore solo 1.716 euro;
  • 5 componenti avranno 1.872 euro.

È molto importante specificare che 780 euro rappresenta l’importo massimo corrisposto dallo Stato a chi soddisfa i requisiti per il reddito di cittadinanza necessari. Infatti, il presupposto, è che nessun cittadino debba vivere con meno di 780 euro ogni mese e, per tal motivo, chi percepisce un profitto da lavoro inferiore a questa soglia riceverà un assegno di reddito di cittadinanza, non intero, ma con l’integrazione necessaria sino al raggiungimento dei sopracitati 780 euro.
Sostanzialmente, questi 780 euro mensili, ovvero 9.360 euro all’anno, andrebbero versati per intero solo ai disoccupati, invece coloro che hanno un reddito al di sotto della soglia di 780 euro, hanno diritto solo alla cifra necessaria per il raggiungimento della soglia.

reddito di cittadinanza

Dopo aver chiarito gli importi, è molto importante capire a chi è destinato questo supporto economico e quali sono i requisiti per il reddito di cittadinanza. Nel contratto di Governo è specificato che tale misura verrà riconosciuta solo a coloro che, dopo aver considerato renditapatrimonio mobiliare e permesso di soggiorno, sono in una condizione di povertà. Nello specifico, l’intenzione è quella di alzare la soglia Isee, ovvero l’indicatore della situazione economica, che è prevista dall’attuale REI per 6.000€, giungendo 8.000 euro circa. Dopo i limiti di profitto ce saranno altri di tipo patrimoniale come ad esempio la casa di proprietà. Inoltre, il reddito di cittadinanza dovrebbe essere riservato solo ai cittadini italiani, così come hanno confermato sia Di Maio che Salvini. Per avere più dettagli sui requisiti per il reddito di cittadinanza si dovrà, però, aspettare ancora la definizione della Legge di Bilancio 2019 con la quale la situazione sarà più chiara.

Dove fare la domanda in base alla residenza? A chi spetta questo sussidio?

E' un contributo economico erogato direttamente dall’Inps. Viene poi caricato materialmente su una carta elettronica da Poste Italiane, utilizzabile per specifici acquisti. Dunque, il modello per richiedere il reddito di cittadinanza viene messo a disposizione sempre dall’Inps, assieme al Ministero del Lavoro. A chi dobbiamo rivolgerci per fare la richiesta? Ci sono canali diversi:

  • Sul sito del reddito di cittadinanza
  • Alle Poste tramite modulo cartaceo
  • Al CAF

Nel primo caso, per l’accreditamento al sito creato ad hoc dal Ministero del Lavoro, occorrono le cosiddette credenziali SPID. Dunque per inoltrare la propria richiesta del reddito online, bisognerà attivare la propria Identità Digitale. Il modulo cartaceo, messo a disposizione dall’Inps, può essere invece presentato in tutti gli uffici postali entro il sesto giorno del mese o anche ai centri di assistenza fiscale, sempre entro i primi sei giorni di ogni mese. A questo punto, le Poste o il Caf hanno dieci giorni per inoltrare la domanda ricevuta all’Inps che a sua volta risponderà dopo i primi quindici giorni del mese successivo.

Quali documenti occorrono per fare domanda se si è in un momento di emergenza 

Non sono necessari documenti aggiuntivi da presentare oltre all’apposito modello (SR180) per fare richiesta. Se invece un componente (o più di uno) del nucleo familiare ha cominciato un lavoro non indicato nell’ISEE bisognerà fornire un’integrazione con il modello SR182. Da ricordare sempre che l’ISEE non deve superare i 9.360 euro per poter beneficiare del reddito di cittadinanza.

I tempi tecnici (oltre i requisiti già elencati)

Il contributo economico che viene calcolato e riconosciuto viene erogato dal mese successivo a quello della richiesta. Questo vuol dire che i primi assegni saranno erogati nei primi giorni del secondo mese a partire da quello in cui abbiamo fatto la richiesta. Qual è l’iter burocratico della nostra domanda? Prima la presentiamo, poi questa arriva all’Inps, che valuta la richiesta analizzando se ci sono i requisiti per il reddito di cittadinanza necessari. In caso positivo, l’ente comunica che la domanda è stata accolta a Poste Italiane e quest’ultimo convoca il diretto interessato per rilasciargli la carta elettronica e il PIN. Il contributo decorre per al massimo 18 mesi. Terminato questo periodo, si può richiedere il rinnovo del reddito.

Requisiti economici e di cittadinanza

Per quanto riguarda i requisiti per il reddito di cittadinanza  dobbiamo distinguerli in requisiti di cittadinanza e i requisiti economici.

I requisiti per il reddito di cittadinanza sono i seguenti:

  • Il richiedente dovrà essere un cittadino italiano o comunitario;
  • In alternativa il candidato dovrà essere familiare di un cittadino italiano o comunitario;
  • Il candidato può essere extra-UE munito di un permesso di soggiorno permanente;
  • Il richiedente deve avere la cittadinanza italiana da almeno 10 anni.

Per quanto riguarda i requisiti per il reddito di cittadinanza economici, invece, sono i seguenti:

  • ISEE inferiore ai 9600€ annui;
  • Un patrimonio immobiliare inferiore ai 30.000, esclusa la casa di residenza;
  • A nessun familiare, devono essere intestati veicoli o barche.

Agevolazioni per assumere percettori di Reddito di cittadinanza

È previsto l’esonero totale entro il limite di 8000 € per chi assume e beneficiari di Reddito di Cittadinanza con contratti a tempo indeterminato o trasforma in tempo indeterminato i contratti a tempo determinato nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2023.

Agevolazioni per l’assunzione di donne e giovani e di chi si iscrive alla previdenza agricola personale di età inferiore a 40 anni

È previsto l’esonero totale entro il limite di 8000 € per chi assume a tempo indeterminato o converte il contratto a tempo determinato in indeterminato a favore di donne e giovani entro il periodo compreso tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2023. Inoltre, per tutto il 2023 e fino a un massimo di 24 mesi è esteso l’esonero del versamento del 100% dell’accredito contributivo per l’assicurazione obbligatoria IVS per le nuove iscrizioni di coltivatori diretti e imprenditori agricoli dii età inferiore a 40 anni.

Proroga fino al 31 marzo 2023 dello smart-working per lavoratori fragili

Ai lavoratori dipendenti pubblici e privati cosiddetti “fragili”, il datore di lavoro garantisce fino al 31 marzo 2023 lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità “smart” (agile) senza alcuna decurtazione della retribuzione. Resta ferma l’applicazione di quanto previsto dai contratti collettivi nazionale ove favorevoli.

Erogazione di nuove risorse per il Fondo sociale Occupazione e formazione con proroghe ai trattamenti di sostegno al reddito

Sono stanziate le risorse per il Fondo sociale di Occupazione e Formazione. Il rifinanziamento prevede:

  • Il completamento dei piani di recupero dell’occupazione per il 2023;
  • L’indennità onnicomprensiva nella misura di 30 € per l’anno 2023 per ciascun lavoratore dipendente nelle imprese della pesca marittima in caso di sospensione dell’attività lavorativa per misure di blocco temporaneo obbligatorio o non obbligatorio;
  • Risorse a sostegno del reddito dei lavoratori dipendenti nel settore dei call center;
  • Integrazione del salario per i lavoratori del gruppo ILVA con formazione professionale per la gestione delle bonifiche;
  • Proroga fino al 31 dicembre 2023 del trattamento CIGS con autorizzazione straordinaria di integrazione salariale di 12 mesi entro il limite di 50 milioni di euro.

Istituzione del Fondo per incrementare il livello professionale nel Turismo

Il Ministero del turismo ha istituito un fondo per accrescere il livello professionale nel settore del Turismo con una dotazione pari a 5 milioni di € per il 2023 e di 8 milioni di euro per gli anni 2024 e 2025. Lo scopo è favorire la competitività dei lavoratori del comparto turistico e favorire l’inserimento di profili professionali alti nel mercato del lavoro in ambito turistico.

Se desideri una carriera nel turismo, potresti prendere in considerazione il front office.

FAQ

Quanti sono i disoccupati in Italia nel 2023?

I dati sull’occupazione nel 2023 sono ancora prematuri e non definiti, tuttavia a gennaio 2023 risulta che i disoccupati di età compresa tra i 25 e i 34 anni sono 540 mila unità, vale a dire 14.000 in più (pari al +2,7%) rispetto al mese di dicembre 2022.

Quando si perde lo stato di disoccupazione?

L’istituto della sospensione dello stato di disoccupazione si verifica quando si superano 180 giorni di lavoro consecutivi, pari a 6 mesi (dove un mese equivale a 30 giorni). Il disoccupato decade dallo stato di disoccupazione.

Come si chiamano i disoccupati che non cercano più un lavoro?

Occorre distinguere tra “disoccupato” e “inoccupato”. Il “disoccupato” è chi allo stato corrente non ha un lavoro, ma ha lavorato in passato. L’inoccupato è chi non ha mai avuto un contratto di lavoro. Gli “inattivi”, infine, sono coloro che sono senza lavoro ma non lo cercano.

Cosa bisogna fare per trovare un lavoro?

Per uscire dallo stato di disoccupazione è consigliabile fare domanda presso un patronato o direttamente online sul sito dell’INPS ed effettuare la domanda della NASPI. La domanda iscrive automaticamente il disoccupato nella lista de centri per l’impiego. Successivamente occorre recarsi presso il Centro per l’Impiego più vicino alla propria residenza o al proprio domicilio per poter ricevere i servizi necessari e attivare le misure utili per trovare un lavoro.

Se stai cercando un lavoro, ti consigliamo di informarti su come guadagnare con i sondaggi online per valutare le possibilità di guadagno online.

Se sei alla ricerca di un'occupazione che ti permetta di gestire il tuo tempo e dedicarti agli studi, potresti pensare di lavorare come promoter.

Cos’è e come cambia il Bonus Disoccupati 2023?

Il bonus disoccupazione 2023 consiste in un contributo una tantum del valore di 200 € che può essere richiesto da coloro che sono in possesso dei requisiti per la domanda NASPI o per altre forme di disoccupazione. È possibile presentare la domanda per richiedere il bonus entro il 31 dicembre 2023.

Come si dimostra di essere disoccupati?

Per attestare il proprio status di disoccupato o inoccupato bisogna rivolgersi al centro per l’impiego o all’ANPAL (anche online o tramite patronati abilitati) e richiedere il certificato in originale che ne attesti la condizione. Ai sensi del D.P.R. n 445/2000 è altresì possibile ricorrere all’autocertificazione.

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Se vuoi maggiori informazioni sull'argomento, ti consiglio di dare un'occhiata all'articolo "Stipendi PA".

Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.