La pensione sociale corrispondeva all’impegno dello Stato di garantire un sostegno economico ai cittadini che necessitavano di mezzi concreti per la sopravvivenza. Non richiedeva requisiti assicurativi o contributivi. La pensione è stata riconosciuta (in base ai requisiti) ai cittadini che ne hanno fatto domanda entro il 1995.

Requisiti per richiedere l'assegno sociale

L’assegno sociale viene riconosciuto ai cittadini in indigenti condizioni economiche. Si tratta di una prestazione di carattere assistenziale attiva dal 1° gennaio 1996, momento in cui ha sostituito la pensione sociale e le relative maggiorazioni (circ. 208/1996). In questa pagina cercheremo di identificare i beneficiari e i requisiti dell’assegno sociale rilasciato dall’INPS.

Caratteristiche dell'assegno:

  • non è gravato da imposte
  • non è reversibile ai familiari superstiti
  • è inesportabile
  • non è cedibile, non è sequestrabile e non è pignorabile.

Per ottenere l'assegno sociale sono necessari:

  • Cittadinanza italiana
  • Residenza stabile in Italia
  • 65 anni compiuti

Destinatari

Oltre a tutti coloro che posseggono i requisiti di cui sopra, hanno diritto all’assegno sociale (alle stesse condizioni di età e di reddito):

  • i cittadini della Repubblica di San Marino e di Stati membri dell’Unione Europea, residenti in Italia
  • coloro che sono considerati "rifugiati politici" e detengono lo "status di protezione sussidiaria" ed i rispettivi coniugi ricongiunti
  • i detenuti, indipendentemente dagli anni e dalla tipologia di pena
  • gli stranieri o apolidi titolari permesso di soggiorno CE per i cittadini soggiornanti di lungo periodo.

I beneficiari

I soggetti che potevano richiedere la pensione sociale erano cittadini italiani e cittadini di Stati membri dell’ Unione Europea che:

  • avessero 65 anni di età,
  • residenti in Italia, (requistoancora indispensabile per conservare il diritto)
  • sprovvisti di reddito o in possesso di redditi di importo inferiore ai limiti stabiliti dalla legge.

Modalità di erogazione allo sportello

Decorreva dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, qualora fosse stata accettata.

Rinvio

Il rinvio della pensione di vecchiaia è nato per il lavoratore più anziano e include il beneficio di poter protrarre il proprio ruolo occupazionale senza pagare i contributi previdenziali.

Solitamente per il rinvio si effettua un contratto a tempo determinato, rinnovabile di due anni fino all'età pensionabile, che andrà poi inoltrato all'Inps assieme alla dichiarazione di rinuncia ai contributi.
Accettando il rinvio, il diritto alla riscossione della stessa sarà possibile solo il mese seguente allo scadere dei due anni di contratto; qualora il rapporto lavorativo dovesse concludersi inaspettatamente, non per causa del lavoratore, la pensione sarà riscossa dal mese successivo.

Manovra del Governo relativa al rinvio

La manovra del Governo ha inoltre previsto un rinvio del periodo pensionabile, legata alla pensione di vecchiaia, di sei mesi. Il Governo ha predisposto che l'accesso alla pensione di anzianità è partita dal 1 gennaio 2012. L'età pensionabile è di 65 anni, sia per gli uomini che per le donne, nel settore pubblico; per i privati l'età è di 60 anni, per le donne e 65, per gli uomini.

Libretto: tutte le informazioni e i servizi di cui hai bisogno sono online

Per riscuotere la pensione presso l'ufficio postale o la banca è assolutamente indispensabile possedere il libretto di pensione; solo tramite questo documento dunque è possibile ottenere il pagamento.

Il libretto viene recapitato a casa dall'Inps solo dopo che la richiesta della pensione è stata accolta. Qualora questo documento venisse involontariamente perso, è possibile richiederne una copia presso la sede dell'Inps che si occupa della rendita dell'anziano.

Il libretto serve anche nei casi in cui il pensionato è un disabile fisico o mentale, o un minorenne; grazie a tale documento è infatti possibile far riscuotere la pensione al legale che si occupa del soggetto, previa certificazione che attesti tale ruolo.

Altri documenti

Assieme ad esso, l'Inps spedisce anche il modello Obis/M contente tutte le caratteristiche della pensione, importo pensionistico netto che verrà poi inoltrato al pensionato ogni anno con i vari aggiornamenti, tramite spedizione o mediante l'ente dove sono stati effettuati i versamenti.

Il modello Obis

Il modello Obis/M annuale contiene informazioni in merito a:

  • le quote pensionistiche lorde valutate in base all'anno e quelle nette;
  • adeguamento automatico sulla pensione;
  • le ritenute d'imposta; le quote associative;
  • le detrazioni tributarie addizionali comprese di aliquota massima;
  • la ritenuta giornaliera legata alla non cumulabilità del lavoro;
  • eventuali recuperi.

Il libretto è provvisto solitamente di foto autenticata del pensionato; in caso contrario è possibile riscuotere ugualmente la pensione presentando anche un documento di riconoscimento valido (patente di guida, carta di identità, passaporto).

Un sondaggio che riguarda l'Italia

Da diverse indagini emerge spesso che uno dei problemi principali degli italiana è la scarsa informazione su tematiche che invece sono decisamente d’interesse dei cittadini e andrebbero pertanto approfondito.
Gli ultimi dati riguardano il tema del sistema pensionistico del bel paese che pare essere una sorta di mistero per i più.
Questo è quanto emerge da un’indagine piuttosto recente condotta dalla Società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione (Mefop) con l’aiutodi IPSOS.

Il sondaggio è stato fatto per telefono su un campione di 900 lavoratori i quali sono stati intervistati riguardo i punti salienti del sistema italiano.
A tal proposito alla domanda inerente il livello di conoscenza generale, il 44% degli intervistati si è dichiarato abbastanza informato sui punti salienti, il 41% con scarsa conoscenza, il 5% dice di essere molto informato e infine il 9% quasi per nulla.

"Quando andrai in pensione?"

Entrando poi nello specifico vediamo che a quanto pare uno delle domande alle quali molti sanno rispondere più o meno correttamente è “quando vado in pensione?”; la maggiori parte degli intervistati infatti è consapevole di non andare in pensione prima dei 65 anni si età.

Dati piuttosto allarmanti arrivano invece per quanto riguarda la conoscenza sui metodi di calcolo delle pensioni, difatti il 23% degli intervistati ha dichiarato di essere totalmente all'oscuro di come venga calcolata la pensione, invece chi ha dichiarato di saperne di più non è stato in grado di fornire informazioni corrette su come effettuare tale calcolo.
Anche sui possibili importi percepiti gli italiani hanno idee piuttosto confuse: difatti pare che circa la metà degli intervistati sia convinta che l’importo si aggiri intorno ai 600-800 euro al mese, mentre il 26% pensa a cifre tra i 400 e i 600 euro e il restante addirittura a cifre che vanno al di sotto dei 400 euro.

Insomma com’è facile intuire c’è molta confusione sul tema, probabilmente dovuta anche al fatto che si verificano continui cambiamenti nelle normative. Ciò di cui sono certi gli italiani è che in ogni caso la pensione percepita non sarà sufficiente a coprire il loro fabbisogno mensile.

E i precari?

Hanno destato profondo sconcerto le passate dichiarazioni di Antonio Mastrapasqua, presidente dell'Inps, in merito alla pensione dei lavoratori precari. A margine del convegno di ANIA e Consumatori, il presidente dell'Inps ha detto quanto segue:” Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

Ciò signfica che se un lavoratore precario cercasse online di verificare quale sarà la cifra di pensione a lui riservata nel futuro, il dato sarebbe praticamente impossibile da valutare. Infatti, il totale dei contributi che paga oggi un lavoratore precario, ovvero il 26% dello stipendio, finisce nelle casse dell'Inps per pagare non la propria pensione, ma quella delle generazioni precedenti.

La notizia è passata quasi in sordina su tutti i media nazionali. La protesta relativa alla pensione dei precari monta dunque lungo le trame virtuali della rete. Social Network e blog criticano i sindacati, che rappresenterebbero solo gli interessi dei propri tesserati già pensionati o in procinto di esserlo.

Cosa fare per salvare i precari?

Le vie alternative alla pensione dei precari sembrano essere quella dell'illegalità (lavoro nero per non pagare contributi) oppure la pensione integrativa, che pochi sembrano permettersi proprio per l'esiguità degli stipendi.

Le dichiarazioni di Mastrapasqua risultano, secondo gran parte degli organi di comunicazione dei sindacati, alquanto inopportune e in grado di gettare il panico fra i giovani. Per questo motivo è stata pochissima la risonanza data a questa infelice “battuta” del presidente Inps.

Oltre dunque ai problemi relativi alla crisi, alla difficoltà di trovare e mantenere un lavoro, alla difficoltà di accendere un mutuo per la casa, alla certezza di uno stipendi a fine mese, ecco un nuovo fantasma abbattersi sulla sicurezza dei giovani: la pensione dei precari.



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