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Buongiorno dalla Redazione di AreaLavoro. Dopo avervi illustrato alcuni dettagli sulla Pensione ai superstiti, oggi vi proponiamo un nuovo articolo.

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Ultimissime novità sulla pensione di anzianità: negli scorsi anni rispetto a quella di vecchiaia, veniva percepita indipendentemente dall'età pensionabile. Si ottiene prima del raggiungimento dell'età pensionabile, o del limite massimo di anzianità di servizio, e in presenza di determinati requisiti assicurativi e anagrafici. La legge 201/2011 ha sostituito questo istituto con la pensione di vecchiaia – ottenibile dopo aver maturato l'età pensionabile e almeno 20 anni di contributi – e la pensione “anticipata” – i cui requisiti sono il raggiungimento di 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne.

Come effettuare la domanda per le pensioni quota 96

Tutti i lavoratori messi in regola dal datore di lavoro vedono una parte della loro retribuzione accantonata dagli Enti di previdenza (INPS, Casse di previdenza per singole categorie di lavoratori) che finanzierà la loro pensione, una volta cessata l’attività lavorativa.

Per ottenere il pagamento, il lavoratore che ha maturato tale diritto deve presentare all'ente previdenziale l’apposita domanda di pensione. La riforma Monti del 2011 ha di fatto abolito le pensioni di anzianità, una combinazione di età anagrafica ed anzianità contributiva, a favore di quelle di vecchiaia, legate esclusivamente all'età anagrafica. Per avere diritto alla pensione è necessario aver accumulato almeno venti anni di contributi.

Quota 96: ultimissime dal Governo

I requisiti previsti per lasciare il lavoro prima dei 60 anni erano i seguenti

  • Il lavoratore dipendente (pubblico e privato), doveva rispettare quota 95 con almeno 35 di contributi e un’età anagrafica di 59 anni, o, in alternativa, 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età (slittamento di sei mesi);
  • Il lavoratore autonomo (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), rispettava quota 96 con almeno 35 di contributi e un’età anagrafica minima di 60 anni o, in alternativa, 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età (slittamento di sei mesi).

Dal 2011, il lavoratore deve raggiungere quota 96, mentre l’età minima è passata a 60 anni. Dal 2013 invece, per ritirarsi dal mondo del lavoro, occorre quota 97. Lo scalino prevede l’innalzamento dell’età minima a 61 anni.

Le ultime notizie (anche per i "precoci")

  • al raggiungimento dell'età pensionabile
  • per Collocamento a riposo per raggiunti limiti di età e/o servizio
  • se si è in possesso di contribuzione minima.

La pensione di anzianità è indennizzata mediante tre sistemi di calcolo: il retributivo, il contributivo e il misto. Per i cittadini che al 31 dicembre 1995 hanno raggiunto un’anzianità pari o superiore a 18 anni di contributi, la pensione si calcola secondo il sistema retributivo; per gli assunti dal 1° gennaio 1996, viene misurata mediante sistema contributivo. Per coloro che al 31 dicembre 1995 hanno raggiunto un’anzianità inferiore ai 18 anni, la pensione è calcolabile con il sistema misto (retributivo e contributivo).

Ultime novità sui sistemi di calcolo delle pensioni quota 96

Per ottenere quella "retributiva" si devono possedere i seguenti requisiti:

  • età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 per le donne);
  • requisiti minimi assicurativi e contributivi (20 anni dal 1° gennaio 2001);
  • cessazione dell'attività lavorativa dipendente sia in Italia che all'estero.

Di seguito i dettagli per la pensione calcola in base al sistema contributivo. L'età richiesta va dai 57 anni ai 65 anni; il requisito minimo contributivo è di 5 anni di contribuzione effettiva. Per accedere invece alla pensione prima dei 65 anni, l'importo da liquidare deve essere pari o superiore a 1,2 volte quello dell'assegno sociale.

Nel caso del sistema misto, la pensione di vecchiaia viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità maturata dal 1° gennaio 1996. Se tuttavia si è in possesso di un'anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 successivi al 1995, è possibile avere un contributo calcolato esclusivamente con il sistema contributivo (dai 57 ai 65 anni con requisito minimo contributivo di 5 anni).

Per quanto riguarda la decorrenza, la legge numero 247 del 24 dicembre 2007, in attuazione del Protocollo Welfare, ha introdotto il sistema delle finestre, finora previsto soltanto per le pensioni di anzianità.

Le donne lavoratrici?

Le donne lavoratrici che hanno raggiunto il limite d'età anagrafico di 60 anni possono anche continuare a lavorare fino ai 65 anni, come i loro colleghi uomini, senza dare nessun preavviso. Il decreto legislativo numero 5 del 25 gennaio 2010 ha infatti modificato la normativa precedente sulle Pari Opportunità, eliminando il dovere delle donne di comunicare per iscritto, tre mesi prima della data di decorrenza della pensione di vecchiaia, la volontà di continuare a lavorare oltre tale data.

Dal 1 luglio 2009 è entrato in vigore quanto stabilito dalla legge 247 del dicembre del 2007 (legge Damiano), in tema pensioni di anzianità. Da luglio 2009 quindi è stato attuato il nuovo meccanismo che prevede la somma tra l’età anagrafica e l’anzianità contributiva. Tale somma doveva raggiungere il numero 95 per tutto il 2010. Facendo un esempio pratico potevano andare in pensione tutti coloro che avevano compiuto 59 anni e avevano almeno 36 anni di contributi (59+36 = 95); mentre si poteva andare in pensione con 35 anni di contributi, ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d’età.

Dal 2011 invece, gli anni necessari dovevano corrispondere a quota “96”: (es. chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi).

Vediamo nel dettaglio gli "anni di pensione"

Ultime notizie per i lavoratori dipendenti

  • Dal 1.01.2009 al 30.06.2009: ètà anagrafica minima 58 anni
  • Dal 1.07.2009 al 2010: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 95 anni (età minima 59 anni)
  • Dal 2011: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 96 anni (età minima 60 anni)
  • Dal 2012: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 96 anni (età minima 60 anni)
  • Dal 2013: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 97 anni (età minima 61 anni)

Le finestre per la decorrenza della pensione per i dipendenti sono le seguenti:

  • Meno di 40 anni di contributi
    • Requisiti maturati entro il 30 giugno: 1° gennaio anno successivo
    • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: 1° luglio anno successivo
  • Più di 40 anni di contributi
    • Requisiti maturati entro il 31 marzo: 1° luglio stesso anno (Con almeno 57 anni di età entro il 30 giugno)
    • Requisiti maturati entro il 30 giugno: 1° ottobre stesso anno (Con almeno 57 anni di età entro il 30 settembre)
    • Requisiti maturati entro il 30 settembre: 1° gennaio anno successivo
    • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza della pensione, 1° aprile anno successivo

Lavoratori autonomi

Per i lavoratori autonomi è richiesto un “anno pensione” in più rispetto ai lavoratori dipendenti, quindi dal 2010 somma di età anagrafica e anzianità contributiva 96 anni (età minima 60 anni), per il 2011 sono richiesti 97 anni e così via.

Meno di 40 anni di contributi

  • Requisiti maturati entro il 30 giugno: decorrenza, 1° luglio anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza, 1° gennaio secondo anno successivo

Più di 40 anni di contributi

  • Requisiti maturati entro il 31 marzo: decorrenza, 1° ottobre stesso anno
  • Requisiti maturati entro il 30 giugno: decorrenza, 1° gennaio anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 30 settembre: decorrenza, 1° aprile anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza, 1° luglio anno successivo

Aggiornamenti per lavoratori uomini e donne

È possibile presentare la domanda prima dell'età della "vecchiaia" se si accetta una decurtazione dell'importo mensile della pensione stessa. L’età minima per il pensionamento sarà differente per donne e uomini, e a seconda che il lavoro sia stato svolto nel comparto pubblico, in quello privato o come lavoratore autonomo.

Negli anni seguenti l’età di pensionamento crescerà gradualmente, raggiungendo per tutti i 67 anni e 2 mesi nel 2021, senza distinzioni di sesso o di ambito lavorativo. Successivamente ci saranno adeguamenti biennali, basati sul cambiamento dell’attesa di vita.

La presentazione della domanda

Il modulo per la domanda può essere scaricato direttamente dal sito dell'Inps, ma in molte situazioni è opportuno rivolgersi ad un patronato sindacale per farsi assistere, allo scopo di presentare tempestivamente la domanda e controllare tutti i contributi previdenziali versati.

Nel caso di attività lavorative svolte in province differenti ed in diversi settori merceologici, bisogna chiedere la riunificazione di tutti i periodi di contribuzione presso la sede dell’Ente di previdenza (nella maggioranza dei casi la sede provinciale dell’Inps) dove risiede il lavoratore al momento della presentazione della domanda.

Il ruolo del patronato

Il supporto del patronato può facilitare il recupero dei contributi eventualmente evasi dai datori di lavoro e l’accredito dei contributi figurativi per i periodi di malattia, infortunio, maternità, disoccupazione, cassa integrazione, servizio militare. Nel caso dell’INPS, l’invio della domanda può essere fatto direttamente dall’interessato o dal patronato, tramite internet o con una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Vedremo a seguire quali sono le ultime notizie dopo le Riforme Monti e che cosa sta cambiando tuttora.

Il sistema contributivo e i disincentivi

Oltre ad aver deciso che le anzianità contributive maturate dopo il 31 dicembre 2011 sarebbero state calcolate per tutti i lavoratori con il sistema di calcolo contributivo, estinguendo così il sistema di calcolo retributivo, la Riforma Monti stabilì anche che la pensione di vecchiaia, per le donne, a partire dal 1° gennaio 2012 si sarebbe conseguita a 62 anni e, entro il 2018, si sarebbe dovuto arrivare a 66 anni di età con il conseguente raggiungimento della parità tra uomini e donne. Non bastavano più i 40 anni, ma ce ne volevano, per l'anno 2012, 41 e 1 mese per le donne e 42 e 1 mese per gli uomini. Furono introdotti anche dei disincentivi per chi chiedeva la pensione prima dei 62 anni. Infatti, secondo le regole sulle pensioni dell'epoca, per le quote delle anzianità maturate antecedentemente al 1° gennaio 2012, veniva applicata una riduzione pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni. Tale riduzione veniva portata a 2 punti percentuali per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a due anni.

Flessibilità nell’uscita dal lavoro

Tra i 62 e i 70 anni, il pensionamento era flessibile con un'applicazione dei relativi coefficienti di trasformazione del capitale accumulato con il metodo contributivo calcolati fino a 70 anni, fermo restando il rispetto dei limiti ordinamentali nel pubblico impiego.

Sempre come ultime notizie, ed in via eccezionale, per i lavoratori del settore privato, iscritti all'AGO e alle forme sostitutive, era stato previsto che coloro i quali, entro il 31 dicembre 2012 maturavano 36 anni di contribuzione e 60 anni di età, o 35 di contribuzione e 61 di età, avrebbero potuto andare in pensione anticipata al compimento dei 64 anni di età. Inoltre, le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2012 maturavano almeno 20 anni e alla medesima data conseguivano un'età anagrafica di almeno 60 anni, avrebbero potuto andare in pensione di vecchiaia al compimento dei 64 anni di età.

Suggeriamo, per quanti vogliano restare aggiornati sull’argomento, la sezione del Sole 24 ore dedicata alle pensioni.

Il perché delle modifiche al sistema previdenziale: cosa ci aspetta?

L'insieme delle modifiche all'intera struttura pensionistica è nato dalla volontà di uniformare tutte le tipologie di previdenza. Quando l'intera riforma sarà a regime, ovvero nel 2022, l'età di uscita dal lavoro sarà per entrambi i sessi a 67 anni, con la sola eccezione di coloro che hanno raggiunto i 41-42 anni di contributi e i lavoratori dei cosiddetti “lavori usuranti”.

Secondo la legge precedente (L. 247/2007), era possibile conseguire la pensione di anzianità qualora si fosse raggiunta una quota il cui valore era determinato dalla somma dell'età anagrafica e di quella contributiva. Il valore era destinato a crescere, influenzato dall'aumento della speranza di vita e altri fattori, e avrebbe dovuto raggiungere nel 2013 il 97 per i lavoratori dipendenti e il 98 per quelli autonomi.

Altro istituto utilizzato erano la cosiddette “finestre”, ovvero intervalli temporali precisi – identificati nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre – che era obbligatorio attendere dopo il raggiungimento dei requisiti per ritirarsi infine dal lavoro.

La riforma di cui sopra sostituisce l'intera disciplina con la pensione anticipata, per godere della quale occorre:
• Aver maturato 42 anni e 1 mese di contribuzioni per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. (Questo valore, tuttavia, crescerà nel 2013 e 2014 di un mese aggiuntivo);
• Sono previste penalizzazioni per chi lascia prima dei 62 anni, ovvero dell'1% per i primi due anni e 2% per i successivi;
• Per i contribuenti attivi dal 1 gennaio 1996 è possibile guadagnare la pensione a 63 anni se sono stati versati 20 anni di contributi.

La soglia d'età: la strategia

L'età pensionabile è stata fissata a 66 anni. Inoltre:

  • L'età è la stessa per uomini e donne.
  • Le donne lavoratrici nel settore privato hanno regime differente: le dipendenti andranno in pensione a 62 anni, mentre le autonome 6 mesi più tardi. La soglia salirà ai 66 canonici nel 2018. (Ma anche questo valore potrebbe essere modificato in base al cambiamento della speranza di vita).

Dichiarazione Red: scopri le novità sui contributi agevolati alla pensione

Esistono alcune agevolazioni pensionistiche, quali gli assegni familiari, la pensione minima, di reversibilità o invalidità, che necessitano di determinati requisiti per essere ottenute. La dichiarazione red contiene proprio tutte quelle notizie utili a percepire i contributi agevolati supplementari alla pensione.

Chi rilascia la dichiarazione Red

I dati sono di competenza degli enti previdenziali (Inps, Inpdap, Enpals e Ipost), che tramite questo documento verificheranno il reale diritto alle pensioni agevolate; tale modello si calcola in base al reddito del richiedente.

La dichiarazione red veniva in precedenza consegnata al Caf della regione di appartenenza, esibendo assieme ad essa l'ultima dichiarazione red o il Modello Cud, eventualmente anche dei familiari, e, in caso di mancata denuncia dei redditi, i dati dei valori catastali degli immobili posseduti, nonché eventuali Bot, Cct o altri titoli di Stato.

Il Caf successivamente provvedeva a inoltrare tutti i dati all'ente di previdenza preposto che avrebbe valutato il diritto alla pensione agevolata.

Dichiarare RED agenzia entrate

Dal 1° gennaio 2010, la dichiarazione Red non va più presentata, perché il reperimento dei dati necessari al conseguimento delle agevolazioni viene fatto mediante l'Agenzia delle Entrate.

Dovranno però ugualmente consegnare il documento, i pensionati che non hanno consegnato il modello 730/Unico della dichiarazione red e quelli provvisti di redditi speciali come quelli che provengono da Bot o Cct, oppure da utili per infortuni all'estero.

Quindi semplificando e specificando: il modello RED si deve continuare a presentare, ma i pensionati residenti in Italia che beneficiano di prestazioni collegate al reddito e che hanno dichiarato integralmente tutti i redditi propri e dei familiari tramite 730 o Reddito Persone Fisiche presso l’Agenzia delle Entrate non sono tenuti a presentarlo anche all’INPS; quest’ultima, infatti, acquisirà tutti i dati e le informazioni reddituale di rilievo per le prestazioni collegate direttamente dall’Agenzia delle Entrate o dalle altre banche dati delle P.A.

Documenti che servono per la compilazione

Com’è stato già detto in precedenza la dichiarazione RED deve essere presentata da coloro che sono in pensione ma percepiscono diverse prestazioni in merito al reddito e deve essere consegnata ai vari enti previdenziali, compresa l’Inps, per verificarne il reale diritto. Fanno parte di queste speciali prestazioni le integrazioni al trattamento del minimo annuale, gli assegni d’invalidità, la quattordicesima, le maggiorazioni sociali a cui sono soggette le pensioni ecc. Per poter compilare il Red è necessario essere in possesso di alcuni documenti e dati, che sono illustrati nell’elenco che segue.

  • La richiesta presentata dall’Inps o dagli altri Enti previdenziali, all’interno della quale sono presenti gli anni di riferimento del documento e il reddito prodotto dal coniuge e dagli altri eventuali familiari.
  • Il Modello Unico o il 730 dove sono riportati i redditi.
  • Il CUD, nel caso in cui non possa presentare la dichiarazione red o nel caso in cui l’interessato abbia percepito il versamento di arretrati derivati da lavoro dipendente o trattamenti di fine rapporto lavorativo, come la liquidazione.
  • La documentazione che attesta il possesso di BOT, CCT o altri Titoli di Stato e gli interessi maturati.
  • La documentazione inerente ai redditi relativi a terreni o fabbricati.

La documentazione che attesta eventuali redditi esenti, come la pensione d’invalidità civile, redditi che provengono dall’estero, la pensione di guerra ecc. L’Ente previdenziale può richiedere la suddetta documentazione anche per i redditi relativi al coniuge e ai suoi eventuali familiari. La dichiarazione red è richiesta principalmente per le le persone che usufruiscono di quattro specifiche indennità, che sono riportate nell’elenco che segue.

dichiarazione red

  • Trattamenti di famiglia, che sono dedicati solo ad alcune categorie di pensionati.
  • Pensioni integrate al minimo.
  • Maggiorazione degli assegni sociali.
  • Pensioni erogate ai superstiti, come la reversibilità.

E’ importante sottolineare il fatto che sono esenti dalla dichiarazione RED coloro che nonostante abbiano ricevuto la richiesta da parte dell’Inps o degli altri Enti previdenziali, hanno presentato il modello 730 o l’Unico riferito all’anno precedente.

Accesso online

Il modello si presenta – secondo la regola generale – entro il 31 marzo del secondo anno successivo rispetto a quello di riferimento dei redditi ed è l’INPS che anno per anno definisce i termini di presentazione. A titolo esemplificativo i termini di presentazione del RED 2019 per i redditi 2018 cadono entro il 31 marzo 2020.

Per poter assolvere agli adempimenti, il Messaggio dell’INPS n. 1402 del 29 marzo 2020 precisa che saranno messi a disposizione dei cittadini tutte le modalità di contatto e recepimento utili quali il contact center dell’Istituto, i servizi online e gli uffici territoriali presenti sul territorio.

Tabella pensionamento: ecco le novità che portò il 2022

Il Decreto "Salva Italia" portò ad una riforma sostanziale di tutto il sistema previdenziale italiano. Segnò il passaggio definitivo dal sistema retributivo al sistema contributivo e l'innalzamento dell'età pensionabile, che comportò una revisione della tabella delle pensioni. L'obiettivo era ridurre il divario tra i contributi versati e le mensilità percepite da coloro che avevano terminato il proprio percorso lavorativo, parallelo ad un inasprimento delle condizioni per raggiungere la pensione.

La tabella delle pensioni riformata prevedeva una graduale parificazione dei sessi, attraverso un processo che si sarebbe concluso nel 2022. A partire dal primo mese del 2012, l'età pensionabile per gli impiegati maschi fu innalzata a 66 anni. Per le donne, l'innalzamento dell'età pensionabile avvenne progressivamente, secondo una scala di incremento specifica che non è stata dettagliata nella domanda.

  • 63 anni: in data 1 Gennaio 2012, per le contribuenti AGO (e società similari);
  • 63 anni e mezzo: in data 1 gennaio 2012, per quante pratichino il lavoro autonomo o che siano registrate nella Gestione separata;
  • 66 anni: dal 1°Gennaio 2012 per quante siano rappresentate nei Fondi esclusivi; entro il 2018 per tutti gli altri casi.

Eccezioni alla regola: pensionarsi a 64 anni

Il 2022 segnò la fine dei cambiamenti messi in atto con la Manovra, con i lavoratori di entrambi i generi che poterono beneficiare della previdenza a 67 anni. Tuttavia, la tabella delle pensioni prevedeva alcune eccezioni: alcuni lavoratori poterono cessare l'attività lavorativa a 64 anni.

Queste eccezioni includevano i dipendenti del settore privato che avevano maturato 35 anni di versamenti e che avrebbero potuto soddisfare i requisiti di anzianità entro la fine dell'anno 2012 (appartenenti alle classi 1950-52). Inoltre, le lavoratrici over 60 del settore privato, che avevano versato almeno 20 anni di contributi, potevano usufruire di questa eccezione, sempre entro il 31 dicembre 2012.

La pensione anticipata

Un'altra novità significativa introdotta con la tabella delle pensioni del 2012 fu l'abolizione della pensione di vecchiaia, sostituita dalla pensione anticipata. Tenendo conto dei requisiti di età appena citati, poterono lasciare il lavoro prima del tempo previsto i dipendenti con almeno 42 anni di contributi e le impiegate con almeno 41 anni e un mese di contributi.

Questa formula, tuttavia, prevedeva una penalizzazione: le mensilità garantite dalla previdenza vennero decurtate del 2% per ogni anno di anticipo rispetto agli anni prescritti. Questo meccanismo serviva a disincentivare il ritiro anticipato dal mondo del lavoro, cercando di garantire un equilibrio tra i contributi versati e le mensilità ritirate.

La pensione nel caso dei lavori usuranti

Furono previste norme diverse e criteri meno stringenti per alcune tipologie di lavoro, i cosiddetti lavori usuranti per i quali la quota è di 97.3, ossia età minima di 61 anni e 3 mesi con 35 anni di contributi. Vediamo nel dettaglio chi può aver beneficio di queste regole:

  • Lavori usuranti: la legge ne fa l’elenco completo, come quelli svolti in galleria, nelle cave, ad alte temperature, in miniera. O ancora, lavori di asportazione per quanto riguarda l’amianto o svolti nelle catene di montaggio e le mansioni svolte dai palombari;
  • Lavoratori notturni che a loro volta di suddividono in due categorie: quelli che lavorano tre ore durante l’orario notturno che va da mezzanotte alle cinque del mattino per l’intero arco dell’anno oppure quelli che lavorano almeno 64 giorni in turni notturni da sei ore. Tuttavia questa categoria ha al suo interno diverse voci e diverse condizioni, per cui è bene controllare sulle tabelle apposite se si sono raggiunti i requisiti necessari;
  • Conducenti di mezzi di trasporto pubblico che siano a servizio della collettività.

Per poter ricevere questo assegno pensionistico, si deve dimostrare di aver lavorato in uno di questi settori per minimo sette anni negli ultimi dieci anni. 

Vediamo la situazione per i lavoratori precoci

Si parla di pensionamento precoce intendendo una prestazione economica che viene erogata dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale Italiano su specifica domanda da parte di quei lavoratori che hanno 12 mesi di contributi effettivi prima del compimento del 19° anno. In questo caso si parla, appunto, di lavoratori precoci. Occorrono, tuttavia, anche altre condizioni, come i 41 anni di contribuzione entro la data del 31 dicembre 2026.

Dunque, si considerano - da normativa - lavoratori precoci tutti coloro che sono in possesso di anzianità nella formula contributiva alla data del 31 dicembre 1995 e che hanno 12 mesi di contributi prima del loro 19° anno.
Inoltre, devono anche essere in una di queste condizioni:

  • disoccupazione a casa di licenziamento, anche collettivo, o anche dimissioni o risoluzione consensuale;
  • invalidità almeno del 74%;
  • assistenza da almeno un semestre al coniuge o a un parente stretto purché convivente in situazione di disabilità grave;
  • abbiano svolto lavori particolarmente faticosi, secondo la definizione di attività usurante fornita dal decreto del Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale nel 1999, di cui abbiamo già accennato sopra.

Inoltre, fanno parte di questa categoria di lavoratori precoci quelli che hanno svolto un lavoro gravoso nei sette anni sugli ultimi dieci e, nello specifico, si tratta delle seguenti categorie professionali:

  • operai nel campo estrattivo, edile e manutenzione edifici;
  • conduttori di gru;
  • conciatori;
  • conduttori ferroviari e personale;
  • autotrasportatori;
  • professionisti sanitari, come infermieri e ostetriche;
  • addetti all'assistenza di disabili;
  • educatori;
  • facchini e simili;
  • addetti alle pulizie;
  • operatori ecologici;
  • operai agricoli e pescatori;
  • operai siderurgici;
  • marittimi imbarcati.

Dunque per lasciar andare in pensione chi viene considerato, di fatto, un lavoratore precoce devono sussistere tutte queste condizioni contemporaneamente: contributi effettivamente versati dal datore di lavoro dell’epoca già prima del compimento dei 19 anni di età, la maturazione dei classici 41 anni di contribuzione versata entro il 2026, una categoria professionale specifica tra quelle elencate sopra e la condizione di sospensione dal lavoro, per licenziamento, dimissioni o casi simili. Solo in questi casi, quindi, il lavoratore considerato precoce può avanzare la domanda di pensionamento anticipato andando praticamente a scontare gli anni che mancherebbero all’effettiva scadenza di età pensionabile secondo la riforma Fornero, oggi affiancata a tutti gli effetti dalla cosiddetta quota 100. eventualmente, il requisito contributivo dei 41 anni di contributi versati può venire perfezionato da parte dell’interessato, anche attraverso il cumulo dei periodi assicurativi.

Anche oggi, come sempre con grande dedizione, AreaLavoro vi ha presentato un nuovo approfondimento.

Autore: Laura Perconti

Immagine di Laura Perconti

Laureata in lingue nella società dell’informazione presso l'Università di Roma Tor Vergata, Laura Perconti segue successivamente un Corso in Gestione di Impresa presso l'Università Mercatorum e un Master di I livello in economia e gestione della comunicazione e dei nuovi media presso l'Università di Roma Tor Vergata.