La tredicesima mensilità è nata con c.c.n.l. del 1937 per gli impiegati dell’industria ed è stata poi estesa anche agli operai con il Decreto Presidente della Repubblica n. 1070/60.

Come si determina l'importo della tredicesima

Il calcolo della tredicesima dipende da alcune specifichi criteri di calcolo propri di ogni singolo c.c.n.l.

L’importo di riferimento è quello dell’ultima mensilità percepita, quindi un importo pari alla mensilità di dicembre se il contratto di lavoro è ancora in essere o pari all’importo dell’ultimo stipendio in caso di cessazione del contratto di lavoro.

Il lavoratore subordinato riceve la tredicesima in base al periodo in cui ha prestato servizio.

Tredicesima del contratto part-time

Se il contratto di lavoro subordinato è part-time, la tredicesima matura in base alle ore di lavoro effettuate in rapporto al monte ore dei dipendenti full-time. (es. La tredicesima sarà pari al 50% per part time di 20 ore in una settimana, se il contratto di full-time ne prevede 40).

Elementi in base ai quali si calcola

Sono da considerare nel calcolo tredicesima anche i seguenti elementi:

  • paga base tabellare contrattuale,
  • indennità di contingenza,
  • elemento distinto dalla retribuzione (EDR),
  • aumenti periodici o scatti di anzianità,
  • superminimi,
  • indennità di mansione,
  • premi collegati alla produzione o alle produttività (da calcolare sulla media annua),
  • provvigioni (da conteggiare sulla media annua),
  • indennità sostitutiva di mensa,
  • indennità per maneggio denaro,
  • cottimo
  • altre eventuali voci retributive continuative previste dal contratto collettivo nazionale del lavoro.

Periodo in cui matura

Al contempo non sono considerate la retribuzione variabile derivante da elementi straordinari, come: lavoro straordinario, notturno e festivo effettuato saltuariamente, indennità per ferie non godute, premi o gratifiche definiti in cifra annua (anche se corrisposti con cadenza mensile o plurimensile), una tantum, rimborsi spese, indennità per lavori disagiati, nocivi e faticosi, indennità di vestiario.

Nel calcolo della tredicesima sono da considerare tutti i periodi di lavoro e non in cui essa matura.

Tali periodi comprendo anche gli archi di tempo di assenza comunque retribuiti come:

  • maternità, compreso l'eventuale periodo di astensione anticipata (art. 22 D. lgs. n. 151/01)
  • congedo matrimoniale (RDL n. 1334/37)
  • malattia nei limiti del periodo contrattuale di conservazione del posto
  • cassa integrazione guadagni ad orario ridotto
  • riposi giornalieri per allattamento

Novità sulla tredicesima dei dipendenti pubblici

Tutti coloro che lavorano alle dipendenze altrui hanno diritto, oltre a percepire il regolare stipendio mensile, alla tredicesima. Il calcolo della relativa tredicesima varia poi anche in base al tipo di lavoro svolto, alle ore complessive di attività, alla retribuzione.

Anche i dipendenti pubblici percepiscono, assieme allo stipendio e al pagamento dei contributi assistenziali e pensionistici, la tredicesima. Ma ciò che pesa di più sulla carriera di questi lavoratori è il blocco degli stipendi e della contrattazione che ormai dura da tanti anni.

Il precedente Governo Berlusconi aveva deciso di attuare delle misure restrittive legate al lavoro dei dipendenti pubblici.

Con il Governo Monti il rischio di riduzione della tredicesima dei dipendenti pubblici è più rivolto alla diminuzione delle spese superflue dello Stato e dei privilegi di partito. Le riforme del Governo Monti puntano infatti a ridurre gli eccessivi costi municipali e politici. Ulteriori manovre poi sono state condotte in direzione dell'evasione fiscale e del controllo sulle cosiddette “pensioni d'oro”, davvero tante nel territorio italiano. I lavoratori italiani di certo sono più “fortunati” di quelli dei colleghi degli altri Paesi europei: in Spagna, per esempio, le misure varate dal Governo guidato da Rajoy hanno abolito la mensilità extra al settore pubblico e ai parlamentari, con tagli drastici alla spesa pubblica.

Come si calcola

Come per tutte le tipologie di tredicesima anche quella dei dipendenti pubblici si calcola a fine anno nel mese di dicembre, tenendo conto di tutto l'ammontare della retribuzione percepita durante l'anno lavorativo trascorso.

Nel calcolo della tredicesima dei dipendenti pubblici non rientrano poi alcuni parametri come: l'assenza non retribuita; gli assegni familiari, i congedi di maternità; inclusa l'astensione anticipata; i congedi matrimoniali; le ferie; i permessi retribuiti; le riduzioni contrattuali dell'orario di lavoro; le festività ed ex festività; i periodi di malattia; infortuni e malattie di natura professionale; i riposi giornalieri; la cassa integrazione guadagni ad orario ridotto.

All'interno della tredicesima dei dipendenti pubblici non compariranno inoltre i contributi sociali, le eventuali ritenute fiscali e le rate di indennità di infortunio, maternità, malattia versate anche in anticipo.

È necessario infine per calcolare la tredicesima dei dipendenti pubblici conoscere le aliquote fiscali previste nel mese in cui determinate ritenute vengono emesse; è altresì fondamentale sapere che l'ammontare della tredicesima dei dipendenti pubblici è utile anche ai fini del trattamento di fine rapporto (TFR).

Da Monti in poi

Di comune accordo con gli astuti provvedimenti dell'ex ministro Brunetta contro i fannulloni (che hanno però fatto saltare moltissime situazioni lavorative da un eccesso all'altro, colpendo pure tanti lovoratori onesti) una delle ultime “trovate” dell'ultimo Governo Belusconi, pensate in vista di un ultimo disperato tentativo di battere cassa in un momento politicamente drammatico, riguardava le possibili misure da attuare per operare una consistente riduzione della tradicesima per gli statali.

Tale operazione seguiva le continue pressioni europee di Trichet e Draghi (risalenti ad Agosto 2011) e rischiava addirittura di sbandare una totale eliminazione della tredicesima. Tale eliminazione avrebbe certamente avuto un forte legame con il “rendimento” di ogni singolo dipendente dello Stato. Sostanzialmente, in base a una qualità di lavoro bassa (ma secondo quali criteri si sarebbero definite “alta” e “bassa qualità” non ci fu mai dato di sapere), diminuivano le possibilità degli statali di ottenere la tredicesima. Con le dimissioni del Governo Belusconi, poi, la faccenda è rimasta in sospeso.

Né se ne è più discusso in Parlamento, né se ne è fatto cenno nei discorsi di apertura del Governo Monti, né se ne è trovata traccia in quelli successivi: il discorso sulla eliminazione della tredicesima per gli statali sembra, fortunatamente, essere caduta nel baratro del dimenticatoio. Più che la tredicesima statali a rischio, il premier Monti è sembrato, sin dal primo giorno, essere intenzionato a battere cassa fiutando e stanando tutti i veri e propri sprechi di denaro pubblico all'interno dell'amministrazione statale, eliminando i cosiddetti privilegi di partito cui nessun governo ha mai pensato seriamente di rinunciare.

Cosa ne pensa l'Europa

D'altra parte, la Banca Centrale Europea non aveva mai pensato di mettere in discussione la tredicesima degli statali: i rimproveri di Draghi & Co. vertevano sulla necessità di attuare in fretta riforme in materia socio-economica che, per l'appunto, evitassero sprechi in un momento così delicato. In sostanza, l'Europa se la prendeva con i costi della politica, con le società più o meno palesemente municipalizzate e con l'alto tasso d'evasione fiscale... non certo con la tredicesima degli statali.

La situazione nel 2014

Continuano a rincorrersi, mese dopo mese, le voci relative a questa annosa questione. Le ultime a levarsi sono quelle di Confesercenti, che avrebbe messo in guardia dipendenti statali e pensionati dal rischio sulla sicurezza delle loro rispettive tredicesime mensilità. Secondo gli esperti, infatti, si è fatto troppo parlare nelle camere del potere di trovare un sistema di fare cassa proprio andando a congelare le somme previste per gran parte dei pensionati e dei dipendenti, la qual cosa oltre a creare un danno immediato ai soggetti in prima persona coinvolti, si trasformerebbe anche in un problema per il settore del commercio, che sarebbe il primo ad essere coinvolto in questo effetto domino di mancanza di fondi per la tredicesima.

Da parte di Confesercenti si è chiesto più volte al governo presente di fare chiarezza in tal senso o comunque di esprimersi e smentire le voci che da più mesi si stanno rincorrendo, evitando così un clamoroso autogoal che non permetterebbe al nostro paese una spinta e una ripresa dal punto di vista economico. A rischio sono infatti, oltre agli interessi dei dipendenti e dei pensionati, anche i consumi in generale.

Lo studio economico effettuato dagli esperti, vede infatti la possibilità che dei 16 miliardi previsti per le tredicesime, circa una metà vengono sfruttati poi da questi per consumi di vario tipo, e sarebbero dunque immessi in circolo nel mercato dell'economia reale del nostro paese. In caso di un congelamento, si avrebbe una drastica riduzione della spesa pubblica per almeno 4 miliardi di euro.

L'associazione degli esercenti chiede dunque di fare immediata luce su questo aspetto economico in piena confusione, e di spostare l'attenzione su altri tipi di tagli come quelli alla spesa pubblica o ai costi della politica, per far fronte in maniera più equa e sostanziosa alla crisi dei consumi italiani.

Blocco del turnover

Il blocco del turnover e della contrattazione per chi lavora nel comparto pubblico ha prodotto conseguenze negative sul fronte dei consumi e della spesa: come riportato dall’Istat, dal 2010 al 2013 la spesa è calata di 7.8 miliardi, per un calo misurato in percentuale che sfiora il 5%. A soffrire di più sono i dipendenti degli Enti Locali, rispetto a quelli della Pubblica Amministrazione. La situazione non sembra che subirà scosse positive, visto che gli stipendi sono stati bloccati anche per il 2014 e per il 2015 non si prevedono notizie bene-auguranti in questo settore. Potrebbero esserci margini invece per scatti di carriera o legati all’anzianità. Proprio a riguardo, alcuni sindacati, come per esempio la Uil, si sono espressi in maniera negativa sull’ultima Legge di Stabilità del Governo Renzi, che non prevede nessuna misura per i lavoratori del settore pubblico, che anzi vedranno il blocco della contrattazione e l’indennità di vacanza contrattuale. A ciò si aggiunge la misura del Tfr in busta paga che non coinvolgerà questa platea lavorativa, come spiegheremo nel dettaglio nel paragrafo successivo.

Novità che furono per il 2015: Tfr in busta paga

Il progetto del Governo Renzi per incentivare i consumi è quello di destinare il Trattamento di Fine Rapporto nelle buste paga mensili. Il progetto vuole essere uno strumento per dare più liquidità ai cittadini e permettere loro di fare più spese, il che produrrebbe di conseguenza un aumento della crescita generale. Per questa iniziativa, saranno le banche a coprire i disavanzi delle imprese che verseranno il Tfr ai propri lavoratori: ovviamente in tutto questo c’è dovuta essere la garanzia dello Stato dietro al prestito erogato dagli istituti bancari. Questa misura però non sarà beneficiata dall’intera platea dei lavoratori visto che ne sono escluse alcune categorie, come per esempio i dipendenti pubblici o le partite IVA.



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