La legge che disciplina l’imprenditoria femminile è la legge 215/92. Norma attraverso la quale il Ministero dell’Industria propone delle agevolazioni all’imprenditoria femminile.

Lo scopo della legge per l’imprenditoria femminile è quello di incrementare l’imprenditoria in rosa garantendo le pari opportunità e migliorando l’economia di un territorio. La legge 215/92 per l’imprenditoria femminile garantisce l’uguaglianza sostanziale tra i generi nelle attività imprenditoriali.

Cosa riconosce questa legge?

La legge “imprenditoria femminile” riconosce ai progetti selezionati degli stanziamenti attraverso contributi in conto capitale, erogati a fronte di investimenti.

L’articolo 3 della legge “imprenditoria femminile” n. 215/92indica l’istituzione di un Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e le somme ad esso destinate nel primo biennio dall’attuazione della legge 215/92 (1992-1994).

La legge per l’imprenditoria femminile è applicabile a tutti i tipi di attività imprenditoriali gestite da donne ed è legata ai seguenti settori: industria, artigianato, agricoltura, commercio, turismo, servizi.
La legge 215/92 include anche il settore agro-alimentare poiché considera le imprese site in una delle regioni facenti parte dell’Obiettivo 1, cioè Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna.

L'ampliamento della legge

La legge imprenditoria femminile è stata ampliata dalla costituzione (nel 1999) dei “Comitati per la promozione dell'imprenditorialità femminile”. Tali comitati sono stati istituiti allo scopo di incentivare, alivello regionale e locale, lo sviluppo imprenditoriale femminile, oltre ad occuparsi del monitoraggio di problematiche e le relative soluzioni delle imprenditrici.

Il if-imprenditoriafemminile è un portale dei comitati per la promozione dell’imprenditoria femminile.

Chi può beneficiare della legge?

Per quanto riguarda i soggetti che possono beneficiare di questo tipo di agevolazioni, la legge è molto attenta e specifica; in particolare, fa riferimento alle seguenti realtà imprenditoriali:

  • società di capitali in cui almeno i due terzi delle quote di partecipazione siano in possesso di donne;
  • società di tipo cooperativo, o di persone, in cui almeno il 60% è composto da donne;
  • imprese o ditte individuali gestite esclusivamente da donne;
  • associazioni, consorzi, imprese, enti di formazione, servizi di consulenza ecc... il cui 70% di azioni sia posseduto sempre e comunque da donne.

Altre caratteristiche degli enti che potranno fruire di tali diritti sono la presenza di un numero di dipendenti minore di 50, e la dichiarazione di fatturato minore di 7 milioni di euro; comunque, il bilancio totale non può superare i 5 milioni di euro previsti dalla legge.

Grazie alla legge 215, sarà possibile dunque ricevere finanziamenti in qualsiasi settore dell'artigianato, dell'industria e dell'agricoltura, così come per il settore terziario (servizi, commercio e turismo), qualora si presenti domanda contenente le seguenti motivazioni: avviare una nuova attività, oppure portare avanti una attività già esistente. Stesso discorso se ci vuole realizzare un innovativo progetto per una azienda particolare, o se si vuole arrivare ad acquisire una serie di servizi reali.

Per cosa utilizzare i fondi?

Ecco poi un elenco di quelle che sono le attività e i beni che possono essere acquistati (in maniera diretta o per locazione finanziaria) attraverso i fondi per l'imprenditoria (in base a percentuali definite dalla 215):

  • Studi di fattibilità
  • piani d’impresa
  • Progettazione e direzione dei lavori
  • Macchinari ed attrezzature
  • Impianti
  • Opere murarie
  • Software
  • Brevetti
  • Attività preesistenti

L'articolo è stato scritto dalla Redazione di ElaMedia Group

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