Ultimissime novità sulla pensione di anzianità: negli scorsi anni rispetto a quella di vecchiaia, veniva percepita indipendentemente dall'età pensionabile. Si ottiene prima del raggiungimento dell'età pensionabile, o del limite massimo di anzianità di servizio, e in presenza di determinati requisiti assicurativi e anagrafici. La legge 201/2011 ha sostituito questo istituto con la pensione di vecchiaia – ottenibile dopo aver maturato l'età pensionabile e almeno 20 anni di contributi – e la pensione “anticipata” – i cui requisiti sono il raggiungimento di 42 anni e 1 mese di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne.

Come effettuare la domanda

Tutti i lavoratori messi in regola dal datore di lavoro vedono una parte della loro retribuzione accantonata dagli Enti di previdenza (INPS, Casse di previdenza per singole categorie di lavoratori) che finanzierà la loro pensione, una volta cessata l’attività lavorativa.

Per ottenere il pagamento, il lavoratore che ha maturato tale diritto deve presentare all'ente previdenziale l’apposita domanda di pensione. La riforma Monti del 2011 ha di fatto abolito le pensioni di anzianità, una combinazione di età anagrafica ed anzianità contributiva, a favore di quelle di vecchiaia, legate esclusivamente all'età anagrafica. Per avere diritto alla pensione è necessario aver accumulato almeno venti anni di contributi.

Quota 96: ultimissime dal Governo

I requisiti previsti per lasciare il lavoro prima dei 60 anni erano i seguenti

  • Il lavoratore dipendente (pubblico e privato), doveva rispettare quota 95 con almeno 35 di contributi e un’età anagrafica di 59 anni, o, in alternativa, 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età (slittamento di sei mesi);
  • Il lavoratore autonomo (artigiani, commercianti, coltivatori diretti), rispettava quota 96 con almeno 35 di contributi e un’età anagrafica minima di 60 anni o, in alternativa, 40 anni di contribuzione a prescindere dall’età (slittamento di sei mesi).

Dal 2011, il lavoratore deve raggiungere quota 96, mentre l’età minima è passata a 60 anni. Dal 2013 invece, per ritirarsi dal mondo del lavoro, occorre quota 97. Lo scalino prevede l’innalzamento dell’età minima a 61 anni.

Le ultime notizie sulle pensioni (anche per i "precoci")

  • al raggiungimento dell'età pensionabile
  • per collocamento a riposo per raggiunti limiti di età e/o servizio
  • se si è in possesso di contribuzione minima.

La pensione di anzianità è indennizzata mediante tre sistemi di calcolo: il retributivo, il contributivo e il misto. Per i cittadini che al 31 dicembre 1995 hanno raggiunto un’anzianità pari o superiore a 18 anni di contributi, la pensione si calcola secondo il sistema retributivo; per gli assunti dal 1° gennaio 1996, viene misurata mediante sistema contributivo. Per coloro che al 31 dicembre 1995 hanno raggiunto un’anzianità inferiore ai 18 anni, la pensione è calcolabile con il sistema misto (retributivo e contributivo).

Ultime novità sui sistemi di calcolo

le nuove normative sulle pensioni di anzianità

Per ottenere quella "retributiva" si devono possedere i seguenti requisiti:

  • età pensionabile (65 anni per gli uomini e 60 per le donne);
  • requisiti minimi assicurativi e contributivi (20 anni dal 1° gennaio 2001);
  • cessazione dell'attività lavorativa dipendente sia in Italia che all'estero.

Di seguito i dettagli per la pensione calcola in base al sistema contributivo. L'età richiesta va dai 57 anni ai 65 anni; il requisito minimo contributivo è di 5 anni di contribuzione effettiva. Per accedere invece alla pensione prima dei 65 anni, l'importo da liquidare deve essere pari o superiore a 1,2 volte quello dell'assegno sociale.

Nel caso del sistema misto, la pensione di vecchiaia viene calcolata in parte secondo il sistema retributivo, per l'anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995, in parte con il sistema contributivo, per l'anzianità maturata dal 1° gennaio 1996. Se tuttavia si è in possesso di un'anzianità contributiva pari o superiore a 15 anni, di cui almeno 5 successivi al 1995, è possibile avere un contributo calcolato esclusivamente con il sistema contributivo (dai 57 ai 65 anni con requisito minimo contributivo di 5 anni).

Per quanto riguarda la decorrenza, la legge numero 247 del 24 dicembre 2007, in attuazione del Protocollo Welfare, ha introdotto il sistema delle finestre, finora previsto soltanto per le pensioni di anzianità.

Le donne lavoratrici?

Le donne lavoratrici che hanno raggiunto il limite d'età anagrafico di 60 anni possono anche continuare a lavorare fino ai 65 anni, come i loro colleghi uomini, senza dare nessun preavviso. Il decreto legislativo numero 5 del 25 gennaio 2010 ha infatti modificato la normativa precedente sulle Pari Opportunità, eliminando il dovere delle donne di comunicare per iscritto, tre mesi prima della data di decorrenza della pensione di vecchiaia, la volontà di continuare a lavorare oltre tale data.

Dal 1 luglio 2009 è entrato in vigore quanto stabilito dalla legge 247 del dicembre del 2007 (legge Damiano), in tema pensioni di anzianità. Da luglio 2009 quindi è stato attuato il nuovo meccanismo che prevede la somma tra l’età anagrafica e l’anzianità contributiva. Tale somma doveva raggiungere il numero 95 per tutto il 2010. Facendo un esempio pratico potevano andare in pensione tutti coloro che avevano compiuto 59 anni e avevano almeno 36 anni di contributi (59+36 = 95); mentre si poteva andare in pensione con 35 anni di contributi, ma solo se si sono compiuti almeno i 60 anni d’età.

Dal 2011 invece, gli anni necessari dovevano corrispondere a quota “96”: (es. chi avrà compiuto 60 anni di età e avrà 36 anni di contributi o 61 anni con 35 anni di contributi).

Vediamo nel dettaglio gli "anni di pensione"

Ultime notizie per i lavoratori dipendenti

  • Dal 1.01.2009 al 30.06.2009: ètà anagrafica minima 58 anni
  • Dal 1.07.2009 al 2010: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 95 anni (età minima 59 anni)
  • Dal 2011: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 96 anni (età minima 60 anni)
  • Dal 2012: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 96 anni (età minima 60 anni)
  • Dal 2013: somma di età anagrafica e anzianità contributiva, 97 anni (età minima 61 anni)

Le finestre per la decorrenza della pensione per i dipendenti sono le seguenti:

  • Meno di 40 anni di contributi
    • Requisiti maturati entro il 30 giugno: 1° gennaio anno successivo
    • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: 1° luglio anno successivo
  • Più di 40 anni di contributi
    • Requisiti maturati entro il 31 marzo: 1° luglio stesso anno (Con almeno 57 anni di età entro il 30 giugno)
    • Requisiti maturati entro il 30 giugno: 1° ottobre stesso anno (Con almeno 57 anni di età entro il 30 settembre)
    • Requisiti maturati entro il 30 settembre: 1° gennaio anno successivo
    • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza della pensione, 1° aprile anno successivo

Lavoratori autonomi

Per i lavoratori autonomi è richiesto un “anno pensione” in più rispetto ai lavoratori dipendenti, quindi dal 2010 somma di età anagrafica e anzianità contributiva 96 anni (età minima 60 anni), per il 2011 sono richiesti 97 anni e così via.

Meno di 40 anni di contributi

  • Requisiti maturati entro il 30 giugno: decorrenza, 1° luglio anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza, 1° gennaio secondo anno successivo

Più di 40 anni di contributi

  • Requisiti maturati entro il 31 marzo: decorrenza, 1° ottobre stesso anno
  • Requisiti maturati entro il 30 giugno: decorrenza, 1° gennaio anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 30 settembre: decorrenza, 1° aprile anno successivo
  • Requisiti maturati entro il 31 dicembre: decorrenza, 1° luglio anno successivo

Aggiornamenti per lavoratori uomini e donne

È possibile presentare la domanda prima dell'età della "vecchiaia" se si accetta una decurtazione dell'importo mensile della pensione stessa. L’età minima per il pensionamento sarà differente per donne e uomini, e a seconda che il lavoro sia stato svolto nel comparto pubblico, in quello privato o come lavoratore autonomo.

Negli anni seguenti l’età di pensionamento crescerà gradualmente, raggiungendo per tutti i 67 anni e 2 mesi nel 2021, senza distinzioni di sesso o di ambito lavorativo. Successivamente ci saranno adeguamenti biennali, basati sul cambiamento dell’attesa di vita.

La presentazione della domanda

Il modulo per la domanda può essere scaricato direttamente dal sito dell'Inps, ma in molte situazioni è opportuno rivolgersi ad un patronato sindacale per farsi assistere, allo scopo di presentare tempestivamente la domanda e controllare tutti i contributi previdenziali versati.

Nel caso di attività lavorative svolte in province differenti ed in diversi settori merceologici, bisogna chiedere la riunificazione di tutti i periodi di contribuzione presso la sede dell’Ente di previdenza (nella maggioranza dei casi la sede provinciale dell’Inps) dove risiede il lavoratore al momento della presentazione della domanda.

Il ruolo del patronato

Il supporto del patronato può facilitare il recupero dei contributi eventualmente evasi dai datori di lavoro e l’accredito dei contributi figurativi per i periodi di malattia, infortunio, maternità, disoccupazione, cassa integrazione, servizio militare. Nel caso dell’INPS, l’invio della domanda può essere fatto direttamente dall’interessato o dal patronato, tramite internet o con una raccomandata con ricevuta di ritorno.

Vedremo a seguire quali sono le ultime notizie dopo le Riforme Monti e che cosa sta cambiando tuttora.

Il sistema contributivo e i disincentivi

Oltre ad aver deciso che le anzianità contributive maturate dopo il 31 dicembre 2011 verranno calcolate per tutti i lavoratori con il sistema di calcolo contributivo estinguendo, così, il sistema di calcolo retributivo, la Riforma Monti ha anche stabilito che la pensione di vecchiaia, per le donne, a partire dal 1° gennaio 2012 si conseguirà a 62 anni e, entro il 2018, si dovrà arrivare a 66 anni di età con il conseguente raggiungimento della parità tra uomini e donne.

Non basteranno più i 40 anni ma ce ne vorranno, per l’anno 2012, 41 e 1 mese per le donne e 42 e 1 mese per gli uomini.

Sono stati anche introdotti dei disincentivi per chi chiede la pensione prima dei 62 anni. Infatti, secondo le ultime sulle pensioni, per le quote delle anzianità maturate antecedentemente al 1° gennaio 2012, è applicata una riduzione pari a 1 punto percentuale per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento rispetto all'età di 62 anni.
Tale riduzione viene portata a 2 punti percentuali per ogni ulteriore anno di anticipo rispetto a due anni.

Flessibilità nell’uscita dal lavoro

Dai 62 ai 70 anni il pensionamento sarà flessibile con un’applicazione dei relativi coefficienti di trasformazione del capitale accumulato con il metodo contributivo calcolati fino a 70 anni, fermo restando il rispetto dei limiti ordinamentali nel pubblico impiego.

Sempre come ultime notizie , ed in via eccezionale, per i lavoratori del settore privato, iscritti all’AGO e alla forme sostitutive, è stato previsto che coloro i quali, entro il 31 dicembre 2012 maturano 36 anni di contribuzione e 60 anni di età, o 35 di contribuzione e 61 di età, potranno andare in pensione anticipata al compimento dei 64 anni di età, e che le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2012 maturano almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un’età anagrafica di almeno 60 anni, potranno andare in pensione di vecchiaia al compimento dei 64 anni di età.

Suggeriamo, per quanti vogliano restare aggiornati sull’argomento, la sezione del Sole 24 ore dedicata alle pensioni.

Il perché delle modifiche al sistema previdenziale: cosa ci aspetta?

L'insieme delle modifiche all'intera struttura pensionistica è nato dalla volontà di uniformare tutte le tipologie di previdenza. Quando l'intera riforma sarà a regime, ovvero nel 2022, l'età di uscita dal lavoro sarà per entrambi i sessi a 67 anni, con la sola eccezione di coloro che hanno raggiunto i 41-42 anni di contributi e i lavoratori dei cosiddetti “lavori usuranti”.

Secondo la legge precedente (L. 247/2007), era possibile conseguire la pensione di anzianità qualora si fosse raggiunta una quota il cui valore era determinato dalla somma dell'età anagrafica e di quella contributiva. Il valore era destinato a crescere, influenzato dall'aumento della speranza di vita e altri fattori, e avrebbe dovuto raggiungere nel 2013 il 97 per i lavoratori dipendenti e il 98 per quelli autonomi.

Altro istituto utilizzato erano la cosiddette “finestre”, ovvero intervalli temporali precisi – identificati nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre – che era obbligatorio attendere dopo il raggiungimento dei requisiti per ritirarsi infine dal lavoro.

La riforma di cui sopra sostituisce l'intera disciplina con la pensione anticipata, per godere della quale occorre:
• Aver maturato 42 anni e 1 mese di contribuzioni per gli uomini e 41 anni e 1 mese per le donne. (Questo valore, tuttavia, crescerà nel 2013 e 2014 di un mese aggiuntivo);
• Sono previste penalizzazioni per chi lascia prima dei 62 anni, ovvero dell'1% per i primi due anni e 2% per i successivi;
• Per i contribuenti attivi dal 1 gennaio 1996 è possibile guadagnare la pensione a 63 anni se sono stati versati 20 anni di contributi.

La soglia d'età: la strategia

L'età pensionabile è stata fissata a 66 anni. Inoltre:

  • L'età è la stessa per uomini e donne.
  • Le donne lavoratrici nel settore privato hanno regime differente: le dipendenti andranno in pensione a 62 anni, mentre le autonome 6 mesi più tardi. La soglia salirà ai 66 canonici nel 2018. (Ma anche questo valore potrebbe essere modificato in base al cambiamento della speranza di vita).




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