La presenza di un CCNL per l'industria, ovvero di un Contratto collettivo nazionale del Lavoro e di settore, è fondamentale per regolare al meglio le dinamiche di lavoro e le direttive di una determinata categoria lavorativa.

Il contratto collettivo nazionale del lavoro per ogni singolo settore lavorativo presente in Italia vengono infatti stipulati tra i sindacati dei lavoratori e i datori di lavoro e puntano a creare le direttive eque, abolendo i fenomeni di concorrenza e favorendo invece una specie di solidarietà tra lavoratori di categoria stessi.

Il contratto collettivo nazionale del lavoro si basa poi su quattro livelli ccnl ben distinti (nazionale confederale, nazionale di categoria, aziendale o di gruppo, individuale) che vanno rispettati e che regolano le singole dinamiche relative ai diversi rapporti di lavoro.

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Tra i contratti collettivi nazionali del lavoro c'è quello relativo al terziario, all'agricoltura, al commercio, ai metalmeccanici, all'artigianato, all'edilizia e all'industria.

Le caratteristiche del Ccnl per l'Industria

Il Ccnl per l'industria, ovvero il contratto collettivo nazionale del lavoro che regola le dinamiche lavorative e rapporti tra datori di lavoro, sindacati e lavoratori che si occupano e svolgono delle attività in ambito industriale.

Tra i ccnl per l'industria ci sono quelli relativi a:

  • Alimentaristi
  • Chimica
  • Legno
  • Metalmeccanici
  • Pulimento
  • Odontotecnici Artigianato
  • Tessili.

Il primo ccnl è relativo alle industrie di tipo alimentare, mentre il secondo regola le attività lavorative e i rapporti di lavoro dei lavoratori che si occupano di produrre a livello industriale materiale chimico.

Ci sono poi i ccnl relativi alle industrie che si occupano del legno, il contratto collettivo nazionale delle industrie metalmeccaniche, quello legato ai dipendenti che si occupano di pulimento e multiservizi e ai lavori in ambito industriale odontotecnico e artigiano e infine il ccnl stipulato nell'ambito dell'industria tessile.

Ogni ccnl per l'industria, di qualunque categoria si tratti, va stipulato in forma scritta e deve contenere, secondo le norme nazionali: le tipologie di contratti di lavoro; le ore di lavoro; l'inizio e la fine del rapporto di lavoro se si tratta di contratto a tempo determinato; il luogo nel quale verrà svolta l'attività lavorativa; l'eventuale periodo di prova, ruoli, mansioni, qualifiche anche precedenti e retribuzione prevista per il lavoratore.

I numeri del settore industriale italiano: aggiornamento 2014

Gli ultimi dati relativi a questo ambito lavorativi, pubblicati dalla Commissione Europea nel suo rapporto annuale, fotografano una situazione non floridissima del quadro del nostro Paese. Infatti, il livello di produzione ha accusato un -25% rispetto al periodo precedente l’inizio della crisi economica mondiale, ossia il 2007: la conseguenza è che l’Italia è stato definito un Paese sì ad alta competitività ma in fase stagnante o in declino. E’ vero che in questa situazione il Bel Paese non è da solo ma è affiancato da altre Nazioni come Francia, Lussemburgo, Belgio, Gran Bretagna e Austria. Uno dei settori che ha accusato una forte perdita è quello tessile (no) che insieme ai comparti dell’abbigliamento e quello farmaceutico ha visto una contrazione nella riduzione del numero di aziende. Per quanto riguarda infatti la produzione relativa al settore manifatturiero la percentuale arriva al 25.4%. L’organismo europeo ha auspicato una serie di riforme ed incentivi che possano portare una maggiore competitività nel settore imprenditoriale italiano. Aumenta invece la produzione dei tessuti tessili italiano che registra un +7%, meglio del tessile a monte, +4% circa.

In controtendenza invece i dati relativi al Friuli Venezia Giulia, che registra un segno positivo. Infatti in questa Regione si è avuto un aumento della produzione industriale vicina al 3% tra aprile e giugno (precisamente il 2.9%). Eì previsto un autunno caldo per quanto riguarda il settore industriale italiano, con diversi incontri e tavoli per risolvere le crisi di diverse aziende, come Valtur, Thyssen, Lucchini, Alcatel e Termini Imeresse. E’ chiaro che una situazione economica così deficitaria non porta nessun beneficio ai lavoratori, i quali sono i primi a subire le conseguenza della congiuntura, visto che diverse persone sono licenziate o messe in mobilità. I dati negativi sulla produzione infatti si riflettono sui dati dell’occupazione e non è un caso che il settore metalmeccanico abbia subito pesanti ripercussioni con più di 200 mila posti di lavoro in meno rispetto al periodo pre-crisi. Da Nord a Sud infatti gli scenari sono pressochè simili ed è necessaria una sterzata nel settore industriale che rappresenta una gemma da tutelare nel panorama italiano ed internazionale.

L’industria italiana nel 2019

Vediamo ora qual è lo stato di salute dell’industria italiana nel 2019. Il bilancio finale dell’anno è leggermente positivo, con un fatturato in aumento di poco, vale a dire dello 0,2 per cento, ma comunque col segno più. Tuttavia, il settore dell’industria italiana rimane molto variegato e stratificato al suo interno e questa sarà anche la tendenza per il 2020. Le analisi sono state elaborate da Prometeia e Intesa Sanpaolo. Cosa attende, dunque, l’industria italiana? Sicuramente dobbiamo cominciare con un biennio all’orizzonte cautamente positivo, con l’andamento dell’industria manifatturiera che aumenterà annualmente di circa l’1,3 per cento. Com’è possibile? Grazie a una progressiva ripresa degli scambi a livello mondiale e a una domanda interna sicuramente in espansione, soprattutto per il comparto degli investimenti nei beni cosiddetti strumentali. Ma non è tutto oro quello che luccica, perché qualche dolorino è previsto, invece, per il comparto auto, che risente e continuerà a risentire della contrazione delle esportazioni di automobili tedesche a cui la nostra industria fornisce moltissimi componenti. Nella filiera automotive tedesca, infatti, siamo il Paese più direttamente coinvolto anche davanti ai paesi dell’Est Europa. Non andrà meglio nemmeno per l’industria pesante, in primis quella metallurgica, e per l’elettrotecnica: Bollino nero da qui al prossimo biennio anche per gli intermedi chimici.

Ma passiamo ora alle buone notizie, ovvero a chi andrà benino se non addirittura bene. Spicca fra tutti per aumento di fatturato il settore della farmaceutica, che beneficia di nuovi investimenti e delle esportazioni. Questo comparto si prevede in crescita nei prossimi due anni di oltre il 2 per cento annuo. Andando nel largo consumo, benissimo nel 2019 e con ottime previsioni all’orizzonte anche per il settore moda.





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