Il conseguimento di una buona pensione è un aspetto importante e molto considerato da tutti i lavoratori italiani. Per tutelare il lavoratore in materia di pensione e invalidità; esiste infatti la previdenza sociale.

E' fondamentale anche per il conseguimento della pensione di vecchiaia, di invalidità, di servizio e per gli assegni familiari. Dalla previdenza sociale è però escluso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che fa riferimento alla tassazione generale.

Enti Italiani che si occupano di Previdenza sociale

Immagine esemplificativa che riguarda l'articolo Previdenza sociale: quali e quanti soggetti deve tutelare?

La previdenza sociale era precedentemente rivolta ai lavoratori dipendenti; attualmente invece possono usufruire di essa tutti i lavoratori che producono reddito lavorando. La previdenza sociale in Italia non fa capo ad un unico ente; esistono infatti diversi organi previdenziali che si differenziano in base al tipo di lavoro svolto.

Uno dei principali enti di previdenza sociale è sicuramente l'Inps (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale). L'Inps prevede: una speciale gestione per la previdenza dei lavoratori autonomi; l'assicurazione generale obbligatoria (A.G.O.) ai lavoratori dipendenti del settore privato, fondi integrativi e sostitutivi, per i lavoratori dipendenti. L'Inps ha inoltre una gestione separata per i lavoratori autonomi.

Le prestazioni legate alla previdenza sociale sono basate su attività di natura economica, realizzate mediante il pagamento sostitutivo del redditoscaturito dal lavoro definitivamente o temporaneamente perduto.

Previdenza sociale e assistenza sociale, la distinzione

La legislazione sociale si distingue in due rami diversi tra loro, quello della previdenza sociale e quello dell’assistenza sociale. La previdenza sociale, come abbiamo visto, viene definita come quella componente dell’ordinamento giuridico che mira a tutelare il lavoratore e i suoi familiari. Al contrario, quando si parla di assistenza sociale, intendiamo quella parte dell’ordinamento che protegge tutti coloro che siano inabili al lavoro, così come chiunque viva in una condizione considerata di bisogno. Pensiamo ad esempio all’assistenza sanitaria, ma anche a quella residenziale o all’assistenza sociale prevista per i disabili o ancora all’assistenza scolastica. 

Chi gode, quindi, dell’assistenza sociale? Ecco le principali categorie:

  • chi sia inabile al lavoro, da un punto di vista psicologico, fisico o culturale;
  • chi non abbia mezzi di sostentamento;
  • Chi abbia un handicap fisico o psicologico.

La previdenza, invece, tutela i lavoratori soprattutto rispetto a eventualità specifiche che possano ridurre o eliminare completamente la loro capacità di lavorare. Ed è la legge, naturalmente, a prevedere nel dettaglio tutta una serie di eventi e accadimenti che possano essere ritenuti di ostacolo allo svolgimento del proprio lavoro. L’assistenza sociale prevede forme di indennità o agevolazioni decise a livello nazionale e regionale, la previdenza, invece, prevede delle prestazioni che dipendono dalla propria retribuzione. Un’altra distinzione consiste nel finanziamento dell’una e dell’altra forma sociale. Nel caso dell’assistenza sociale è tutta la collettività a contribuire attraverso il sistema della tassazione, mentre alla previdenza sociale pensano direttamente i lavoratori e i datori di lavoro attraverso il versamento dei contributi. 

Per quanto riguarda la previdenza sociale, questa si esplica in diverse funzioni e tipologie di diritti di cui il lavoratore gode. La forma più nota e conosciuta è ovviamente la pensione, ma pensiamo anche, ad esempio, che la stessa pensione può non essere solamente quella di vecchiaia. Ad esempio, se un lavoratore subisce un infortunio sul lavoro e diventa inabile al lavoro in parte o del tutto, avrà diritto a un’indennità di invalidità che è una delle tipologie di previdenza sociale previste in Italia. Oppure, pensiamo alla maternità o al congedo parentale: due esempi concreti e positivi di come la previdenza sociale tuteli un lavoratore in una fase della propria vita personale che non rende lo stesso lavoratore nelle condizioni ideali per continuare a lavorare perché, come in questo caso, deve accudire il proprio figlio appena nato.

Casse di previdenza per i contributi di assistenza

Le casse di previdenza sono nate per determinate categorie di lavoratori autonomi e liberi professionisti e svolgono principalmente attività di gestione e riscossione dei contributi pensionistici e di assistenza di coloro che si iscrivono ad esse.

Come vengono riscossi i contributi?

Le casse di previdenza si occupano dunque di consegnare la pensione agli iscritti e di riscuotere i contributi relativi ad essa; esse si dedicano anche al pagamento delle prestazioni aggiuntive quali assegni familiari, gli assegni di disoccupazione, gli assegni comunali per la maternità, nonché di assicurare coperture assistenziali come quelle sanitarie.

Coloro che appartengono a un albo specifico sono obbligati ad iscriversi alle casse di previdenza e a versare i contributi; chi non ha il proprio ente di rifermento dovrà invece iscriversi alla Gestione Separata dell'Inps.

Cosa versare alla cassa di previdenza

I contributi da versare alle casse di previdenza sono due: contributi soggettivi, che vengono calcolati in base al reddito del professionista; contributi oggettivi, da versare in più per ogni fattura. È presente inoltre anche il contributo di maternità, per le lavoratrici che aspettano un bambino.

Le più importanti casse di previdenza italiane sono:

  • la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense
  • la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Dottori Commercialisti
  • la Cassa Nazionale di Previdenza dei Ragionieri
  • la Cassa Geometri
  • l'Inarcassa (Cassa Nazionale Previdenza e Assistenza Ingegneri ed Architetti)
  • l'EPAP ovvero l’Ente di previdenza e assistenza pluricategoriale
  • la CASAGIT: Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti Italiani
  • l'INPGI - Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani




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